Accordo sui dazi Ue-Usa, Europa divisa sull’intesa, rassegna stampa del 29 luglio 2025

Italia favorevole, Francia e Germania votano contro


L’accordo commerciale tra Unione Europea e Stati Uniti sui dazi sta generando profonde fratture all’interno dei Paesi membri. L’intesa, firmata nei giorni scorsi in Scozia da Ursula von der Leyen e Donald Trump, prevede l’applicazione di tariffe del 15% su una selezione di prodotti importati e una corsia preferenziale per acquisti strategici europei di gas e armamenti statunitensi. Mentre il governo italiano si è espresso a favore dell’intesa, giudicandola sostenibile, Francia, Germania e Spagna hanno espresso forti riserve, bocciando l’accordo in sede di Consiglio.

Il Messaggero evidenzia il ruolo attivo della Presidenza del Consiglio italiana, sottolineando come Meloni stia già valutando forme di compensazione per le imprese italiane danneggiate, attingendo eventualmente al Fondo di Coesione e alle risorse residue del PNRR. Si parla di una task force alla Farnesina per gestire l’impatto sulle categorie più esposte, come quella farmaceutica e agroalimentare.

Sul piano industriale, l’accordo prevede tariffe ridotte per settori ritenuti strategici dagli USA, come acciaio, alluminio e componentistica automotive. A beneficiarne, secondo Italia Oggi, sarebbero in particolare le grandi imprese manifatturiere del Nord Italia. Tuttavia, lo stesso quotidiano economico segnala una possibile perdita fino a 22 miliardi di euro in export per l’intera area euro, con un impatto negativo sul PIL stimato attorno allo 0,5%.

Il Sole 24 Ore riporta i timori espressi da Confindustria e da diverse associazioni di categoria, che giudicano l’intesa troppo sbilanciata a favore di Washington. I giudizi più severi provengono da Parigi e Berlino: secondo La Nazione, i governi francese e tedesco definiscono l’accordo “unilateralmente imposto” e denunciano un’eccessiva dipendenza dell’Europa da forniture statunitensi, in particolare di gas naturale liquefatto e armi.

Dalla rassegna stampa emergono anche le conseguenze politiche interne. Secondo La Verità, la sinistra italiana, spaccata tra atlantismo e critica al protezionismo americano, si è schierata contro la premier, accusandola di aver ceduto sovranità economica in cambio di un fragile consenso internazionale. Il Riformista, invece, difende la posizione italiana, invitando a evitare il “catastrofismo” e sostenendo che l’Europa ha gli strumenti per resistere alle pressioni americane.

Il fronte orientale, intanto, osserva con attenzione. Il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte del Vaticano e il richiamo dell’ONU alla situazione umanitaria a Gaza hanno aggiunto ulteriori elementi di tensione, mentre Tel Aviv è finita nel mirino di ONG israeliane come B’Tselem e PHRI, che parlano apertamente di genocidio.

Nel frattempo, i mercati finanziari reagiscono con cautela. L’euro è sceso sui principali listini, preoccupato per l’impatto dell’accordo sull’export europeo. Milano chiude in calo, con settori come farmaceutica e tecnologia particolarmente penalizzati.

L’accordo sui dazi si inserisce in un contesto geopolitico già teso, alimentando nuove divisioni all’interno dell’Unione e mettendo alla prova la sua capacità di agire come soggetto autonomo nel contesto internazionale.


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