A pochi giorni dalla scadenza, preoccupazione per la sovranità sanitaria
La mattina del 16 luglio, le strade di Corso Vannucci sono state il palcoscenico di una manifestazione di protesta che ha squarciato il silenzio istituzionale. L’Associazione Trilly APS e il movimento del dissenso Umbro, supportati da oltre 60 associazioni e 1.250 professionisti, hanno organizzato un flash mob per denunciare l’assenza di risposte da parte della Regione Umbria sulle modifiche al Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. La richiesta è chiara: la classe politica umbra deve prendere una posizione ferma e agire per tutelare la sovranità sanitaria nazionale, minacciata da un meccanismo di accettazione tacita degli emendamenti OMS la cui scadenza è imminente, fissata per il 19 luglio 2025.
Questa iniziativa non è stata la prima. Da mesi, in un crescendo di allarmi inascoltati, le associazioni avevano tentato un dialogo con le istituzioni. Attraverso Pec e la consegna di una dettagliata analisi tecnico-giuridica, avevano sollecitato un confronto con la Presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, che in campagna elettorale aveva mantenuto per sé la delega alla Sanità, definendo questa scelta “coraggiosa e consapevole”. Fino a ieri mattina, il silenzio assordante era stata l’unica risposta. Un silenzio che, a soli tre giorni dalla scadenza, ha reso la manifestazione un atto di disperata necessità per i cittadini, intenzionati a comprendere da che parte sta la politica regionale in una questione di tale gravità.
Una cronistoria di appelli ignorati e l’ombra di un “golpe silenzioso”
La vicenda ha radici profonde. Gli emendamenti al RSI, approvati dall’OMS il 1° giugno 2024, modificano radicalmente 29 dei 66 articoli del regolamento del 2005. Secondo l’analisi elaborata dai 1.250 professionisti coinvolti, si tratta di un “golpe silenzioso” che mette a rischio l’autonomia decisionale del Paese. La data cruciale del 19 luglio 2025 è il termine ultimo per il Governo italiano per esercitare la clausola di “opting-out”, l’unica via per sottrarsi a un vincolo che altrimenti passerebbe automaticamente per silenzio-assenso. A differenza dei trattati tradizionali, che richiedono una ratifica esplicita da parte del Parlamento (come previsto dall’articolo 80 della Costituzione), il RSI sposta l’onere della prova: lo Stato deve agire per rifiutare, non per accettare. Se non si agisce, il Paese si trova vincolato senza un dibattito democratico. Questa peculiarità giuridica, seppur richiamata dalla Suprema Corte, non sembra essere stata compresa a pieno dal decisore politico.
L’Associazione Trilly APS, con l’intento di innescare un “effetto domino” tra le regioni, aveva protocollato a inizio luglio un dossier dettagliatissimo, frutto di mesi di lavoro. Erano state inviate otto PEC ufficiali, sollecitando un incontro entro il 15 luglio, ma ogni tentativo è caduto nel vuoto. La determinazione dei cittadini è stata l’unica forza a spingere per un confronto, che ha finito per mostrare un quadro istituzionale sconcertante.
L’incontro in Regione: la classe politica disinformata e la familiarità ambigua
La tenacia dei manifestanti ha costretto la Presidente Proietti a ricevere una delegazione in una sala dove erano presenti tutti i partecipanti. L’incontro, però, ha generato più frustrazione che risposte. Secondo i resoconti dei partecipanti, la Presidente avrebbe ammesso candidamente di non essere informata sulla questione e di non aver capito granché della relazione tecnico-giuridica che le era stata consegnata. Chiedendo spiegazioni ai cittadini stessi, ha rivelato una sconcertante impreparazione, quasi a delegare ai manifestanti l’onere di informarla su un tema di vitale importanza per i suoi cittadini.
Il confronto ha toccato le criticità giuridiche più evidenti degli emendamenti: dall’eccessiva discrezionalità concessa al Direttore Generale dell’OMS per dichiarare emergenze pandemiche (Art. 1 e 12.4bis RSI), al rischio di veder promossi laboratori BSL-3 e BSL-4 per “prodotti genici” (Art. 13 RSI), fino a disposizioni che introducono la possibilità di accordi sanitari secretati (Art. 43.7 RSI) e un’ambiguità sugli oneri finanziari per gli Stati (Art. 44 RSI) che rischia di aggirare il controllo parlamentare (Art. 80 e 81 Cost.). A tutte queste preoccupazioni, la Presidente Proietti ha risposto con una posizione vaga e rassicurante, affermando che le criticità sembravano “eccessive” e che “niente e nessuno” avrebbe potuto minacciare la sovranità nazionale.
Il momento più emblematico dell’incontro si è avuto quando la Presidente ha dichiarato che, una volta ottenute informazioni da Roma, le avrebbe riferite a Moreno Pasquinelli, il quale a sua volta avrebbe aggiornato “tutti gli altri”. Questa modalità ha evocato una familiarità fuori luogo, un’implicita “delega” a un interlocutore non istituzionale per la comunicazione con la cittadinanza, mettendo da parte l’Associazione Trilly, che aveva mosso i passi formali per prima. L’amara sensazione è stata quella di trovarsi di fronte a una classe dirigente che gestisce questioni di Stato come se fossero “quattro amici al bar”.
Il vero pericolo e la disinformazione istituzionale
L’incontro si è concluso con un profondo senso di frustrazione. L’impressione è che la Presidente Proietti, pur avendo a disposizione un’analisi dettagliata e pronta da parte di specialisti, abbia dimostrato una manifesta mancanza di volontà di studiare e informarsi. In un momento cruciale, a pochi giorni da una scadenza che potrebbe incidere sulla salute, sull’economia e sulle libertà fondamentali dei cittadini, la classe dirigente locale si è rivelata impreparata.
Contrariamente alle sue rassicurazioni, il rischio di perdere parte della sovranità sanitaria è tutt’altro che “eccessivo”. Gli emendamenti, se tacitamente accettati, comportano una cessione significativa di poteri decisionali a un’organizzazione che, come l’OMS, è in gran parte finanziata da interessi privati. L’Art. 12.4bis del RSI, per esempio, conferisce al Direttore Generale la facoltà di dichiarare autonomamente un’emergenza pandemica, bypassando la sovranità statale e le prerogative parlamentari (art. 80 Cost.). L’Allegato 1 RSI, con l’obbligo di contrastare la “disinformazione”, rappresenta una minaccia alla libertà di espressione (art. 21 Cost.) e alla libertà di ricerca scientifica (art. 33 Cost.), pilastri di una democrazia che non possono essere subordinati a linee guida sovranazionali. Queste non sono “interpretazioni eccessive”, ma chiare violazioni dei principi costituzionali.
La retorica del “l’Italia manterrà sempre la sua sovranità” suona pericolosamente ingenua di fronte a testi che, nero su bianco, delegano poteri e impongono obblighi vincolanti. L’Umbria, la regione che nel 2022 ha lanciato l’iniziativa “L’Onda Consapevole” per difendere libertà e diritti, si è trovata oggi di fronte a un muro di gomma. I cittadini e i professionisti hanno fatto il loro dovere, fornendo gli strumenti per una scelta informata. Ora, la responsabilità è interamente del Governo. Ma l’incontro di ieri lascia un’ombra pesante: quella di una classe dirigente locale che, anziché essere un volano di consapevolezza, si è rivelata tristemente impreparata e ambigua, preferendo la familiarità informale al dovere istituzionale. La battaglia non è finita: dopo gli emendamenti, il passo successivo potrebbe essere un vero e proprio Piano Pandemico Globale che vincoli ulteriormente gli Stati. Per i cittadini umbri e italiani, il tempo per agire è adesso.

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