Giorgetti frena sul riarmo UE: “Scelte affrettate”, rassegna stampa

Dubbi su spesa da 800 miliardi, serve strategia ponderata

Giorgetti frena sul riarmo

Giorgetti frena sul riarmo UE: “Scelte affrettate”, rassegna stampa





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Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti esprime perplessità sulle proposte di riarmo dell’Unione Europea, in particolare sulla creazione di un fondo da 800 miliardi di euro per il settore della difesa. Il dibattito è stato acceso dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che ha rilanciato l’ipotesi di un piano ambizioso per rafforzare l’industria bellica europea.

Giorgetti ha sottolineato che qualsiasi decisione in materia di difesa deve essere presa con prudenza, evitando reazioni impulsive. “Non possiamo affrontare una spesa così ingente senza una strategia chiara,” ha dichiarato, evidenziando i rischi di un aumento del debito pubblico e della necessità di garantire un equilibrio nei conti nazionali.

Tra i leader europei, il presidente francese Emmanuel Macron spinge per un rafforzamento dell’industria della difesa, con particolare attenzione alle capacità nucleari e all’autonomia strategica dell’UE. Tuttavia, Paesi come Germania e Italia mantengono una posizione più cauta, temendo un impatto eccessivo sui bilanci nazionali.

L’ipotesi di una difesa comune europea è tornata al centro dell’agenda politica dopo l’aggressione russa in Ucraina e il crescente clima di tensione internazionale. Alcuni Stati membri, tra cui Polonia e Paesi baltici, chiedono un’accelerazione sugli investimenti militari, mentre altri invitano a una maggiore riflessione.

Secondo indiscrezioni, il governo italiano sarebbe favorevole a un piano di rafforzamento della difesa, ma con un approccio graduale e senza creare nuovi strumenti di debito. Il ministro Guido Crosetto, responsabile della Difesa, ha ribadito che l’Italia è pronta a sostenere un maggiore coordinamento europeo, ma senza “passi avventati”.

Nel prossimo vertice UE si discuterà delle possibili fonti di finanziamento per il piano, con l’ipotesi di utilizzare risorse del bilancio comunitario o nuove emissioni di bond europei. La questione rimane aperta e al centro delle trattative tra gli Stati membri.

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