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[/su_panel]Rassegna stampa del mattino in streaming, prime pagina del 9 9 2023
Scandalo liste d’attesa: medico e radiologa indagati per irregolarità
Scandalo liste d’attesa – Nel contesto intricato delle liste d’attesa sanitarie, dove i cittadini spesso affrontano lunghe attese per le prestazioni mediche, è emerso un scandaloso scenario di irregolarità che coinvolge un medico e una radiologa, gettando luce su problemi profondi all’interno del sistema sanitario regionale.
Medico di Terni sotto Accusa
La figura di spicco coinvolta in questo scandalo è un medico del reparto di Oculistica presso l’ospedale di Terni. E’ stato accusato di una serie di gravi irregolarità, tra cui abuso d’ufficio e frode, ovvio tutto da dimostrare. L’accusa principale contro di lui è quella di aver favorito i suoi pazienti, consentendo loro di eludere le lunghe liste d’attesa nel sistema sanitario pubblico. Il modus operandi del medico consisteva nel far pagare ai suoi pazienti per visite private, conosciute come “intramoenia“, e successivamente permettere loro di accedere alle prestazioni mediche con notevole anticipo rispetto agli altri pazienti in lista. Questa pratica, oltre a rappresentare una forma di doppio pagamento per lo stesso servizio, ha ulteriormente allungato le liste d’attesa, causando frustrazione e disagio tra i pazienti. Ma le irregolarità non si fermano qui. Il medico è stato altresì accusato di ottenere analisi del sangue gratuite, sfruttando un ingegnoso stratagemma. Con la complicità di due infermieri, uno di Medicina Interna e uno di Geriatria, avrebbe simulato un suo ricovero, permettendogli di usufruire di servizi di analisi senza dover pagare il ticket previsto. Questo ulteriore abuso ha comportato un onere aggiuntivo per il sistema sanitario, oltre a mettere in discussione l’integrità dell’assistenza medica. La Radiologa che Finge la Malattia Un’altra figura centrale in questo scandalo è una radiologa in servizio presso l’ospedale di Castiglione del Lago. E’ stata accusata di un comportamento altamente discutibile: mentre risultava in malattia secondo i registri dell’Azienda Sanitaria Locale (Asl), è emerso che lavorava altrove, nello specifico in un ospedale pubblico nel Veneto. L’ingegnosa strategia della dottoressa prevedeva un accordo con una cooperativa, che le consentiva di lavorare come specialista nel Pronto Soccorso di un ospedale veneto. Qui, la radiologa avrebbe svolto turni estenuanti di dodici ore e incassato centinaia di euro al giorno, un guadagno supplementare che andava oltre lo stipendio derivante dalla sua posizione nella sanità regionale. Questo comportamento è stato oggetto di gravi censure, in quanto rappresentava un evidente caso di doppio impiego e di assenteismo mascherato da malattia.

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