Vittorio Sgarbi si scaglia contro la Biennale, La Stanza Segreta è Venezia, intervista

Capolavori della figurazione contemporanea dalla Collezione Massimo Caggiano


Vittorio Sgarbi si scaglia contro la Biennale, La Stanza Segreta è Venezia, intervista

Fino al 27 ottobre nella Chiesa monumentale di San Francesco Ancora con il tipico cappello da gondoliere in mano, fresco della Biennale di Venezia Vittorio Sgarbi è arrivato in Umbria a Gualdo Tadino per inaugurare la sua nuova mostra “La stanza segreta. Capolavori della figurazione contemporanea dalla Collezione Massimo Caggiano” curata con Cesare Biasini Selvaggi. “ Uno si chiede se sia possibile rappresentare il mondo dell’arte – dichiara Sgarbi– senza la pittura, attraverso una serie di capricci, di stupidaggini senza senso, come quelle appena viste alla Biennale. C’è per esempio una tale, Lara Favaretto, che all’entrata del padiglione centrale riproduce una sorta di denso fumo, o nebbia. Ma noi, ci dobbiamo far prendere per il culo da questa qui? Che questa sia una persona degna di poter manifestare il suo pensiero prendendo per i fondelli il prossimo è evidentemente qualcosa che le è consentita fare perché il mondo è pieno di imbecilli convinti che questa cosa possa essere fatta senza una reazione, la reazione sarebbe dire: il fumo è fumo e tu non vali un… Le opere della Biennale sono ripugnanti per chiunque. La Biennale è un paradosso, la vera Biennale di Venezia è qui a Gualdo TadinoNon ci sono ruote di trattore, non ci sono nuvole di fumo, c’è una stanza segreta che dovrebbe essere allestita anche alla Biennale in futuro.”

La stanza segreta. Capolavori della figurazione contemporanea dalla Collezione Massimo Caggiano”, è stata inaugurata alla presenza dello stesso Caggiano, collezionista e designer, di Massimiliano Presciutti, sindaco di Gualdo Tadino, di Catia Monacelli, direttore del Polo Museale della città e Matteo Minelli della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia.

L’esposizione-evento vanta una selezione di 70 opere di 40 artisti, che rappresentano il fior fiore della Collezione Massimo Caggiano, un mondo ancora per lo più poco conosciuto e accessibile. Al suo interno vi sono capolavori a firma di alcuni dei più importanti nomi del ritorno della pittura e della scultura nella storia dell’arte italiana e internazionale dagli anni Ottanta del XX secolo, dagli Anacronisti teorizzati da Maurizio Calvesi ai Pittori Colti riuniti da Italo Mussa, dalla cosiddetta diaspora delle figurazioni tra percorsi solitari e scuole regionali (la Scuola di Catania e le altre siciliane, la Scuola toscana, l’Officina Milanese) all’alternativa internazionale degli artisti di figurazione tra Europa e America.

Trionfo della Bellezza, dell’arte e orgoglio del collezionista, un percorso ordinato e su sfondo rosso e blu guiderà i visitatori tra opere di Alberto Abate, Hermann Albert, Giuseppe Bergomi, Carlo Bertocci, Lorenzo Bonechi, Aurelio Bulzatti, Sergio Ceccotti, Marco Chiucchiarelli, Valentina Cipullo, Eleonora Ciroli, Marco Cornini, Paolo dell’Aquila, Stefano Di Stasio, Stefania Fabrizi, Paolo Fiorentino, Carlos Forns Bada, Lino Frongia, Alberto Gálvez, Paola Gandolfi, Sean Henry, Harry Holland, Anna Keen, John Kirby, Jan Knap, Massimo Livadiotti, Carlo Maria Mariani, Salvatore Marrone, Sigfrido Martín Begué, Gianluca Martucci, Alberto Mingotti, Luca Morelli, Philip Pearlstein, Lithian Ricci, Lily Salvo, Livio Scarpella, Paolo Schmidlin, Dino Valls, Luca Valotta, Angela Volpi (e Massimo Caggiano stesso in qualità di designer).

Tutti artisti che hanno in comune la resistenza alle mode e il rifiuto delle tendenze programmate. “Ciascuno di essi, sul finire degli anni Settanta – ha scritto Biasini Selvaggi nel catalogo che accompagna la mostra – contribuì a traghettare l’arte concettuale fuori dalle ‘sabbie mobili’ di un percorso senza ritorno che aveva portato Giulio Carlo Argan a paventare addirittura la ‘morte dell’arte’.

Tra le diverse declinazioni di ognuno di questi movimenti, emergono come tratti comuni l’abbandono del concetto di avanguardia, il recupero della pittura e degli strumenti più tradizionali, un rinnovato interesse e utilizzo del colore, la ricerca di una nuova figurazione, la riconsiderazione della propria storia che si vuole rivisitare, interrogare ed evocare anche attraverso la citazione”.

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