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Furbetti prendevano il reddito di cittadinanza, tra loro anche un detenuto

Al fine di contrastare l’indebita percezione del “reddito di cittadinanza”, i Carabinieri dei trenta Comandi Stazione della provincia di Terni e del Nucleo Ispettorato del Lavoro hanno avviato, a decorrere dallo scorso mese di marzo, coordinati dal Comando Provinciale, una serie di approfonditi accertamenti volti a verificare la sussistenza, in capo ai percettori, dei requisiti necessari alla ricezione dell’emolumento. Per tale motivo si è reso necessario attuare sin da subito una sinergica attività informativa tra le Stazioni del Comando Provinciale e l’articolazione del comparto di specialità dell’Arma, il Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Terni, che ha visto anche il prezioso ausilio offerto dalla Direzione Provinciale dell’INPS e dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro del capoluogo umbro.

Malgrado tale emolumento abbia supportato economicamente, soprattutto in questa fase pandemica, molte famiglie bisognose, tuttavia per alcuni “furbetti” il reddito di cittadinanza ha rappresentato un assegno sicuro che è stato percepito, malgrado l’assenza dei requisiti, avendo dichiarato false condizioni patrimoniali o lavorative. In tale modo gli indebiti percettori hanno inoltre causato, come è emerso con tutta evidenza dagli approfondimenti informativi ed investigativi dei Carabinieri di Terni, un ingente “danno erariale”, il cui contrasto è uno degli obiettivi che l’Arma dei Carabinieri persegue attraverso la lotta alle truffe ai danni dello Stato.

L’attività di accertamento del possesso dei requisiti da parte dei percettori di tale prestazione di natura sociale a sostegno del reddito è stata oggetto di accurati accertamenti da parte dei Carabinieri delle Stazioni dislocate su tutto il territorio provinciale, che hanno operato in sinergia con i militari del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro operanti sulla provincia di Terni. Preliminarmente, già dallo scorso mese di marzo, è stata svolta un’indagine anagrafica e reddituale su svariati nuclei familiari, al fine di definirne l’effettiva composizione ai fini ISEE per la conseguente richiesta del reddito di cittadinanza.

Da tali riscontri è emerso che: nove percettori non avevano i requisiti idonei per ricevere il reddito di cittadinanza, sia per aver dichiarato falsamente la composizione del nucleo familiare sia per non avere il requisito della residenza in Italia da almeno dieci anni. A seguito di attività ispettiva “mirata”, svolta dal personale delle Stazioni Carabinieri e del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro, è stato possibile riscontrare, nel comune di Terni, che due percettori di reddito di cittadinanza erano stati impiegati in attività lavorativa “in nero”, eludendo così l’obbligo di comunicazione dello stato lavorativo all’INPS, che ne ha disposto immediatamente la revoca. Nel medesimo contesto, sono state sottoposte a provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale le due società che avevano alle dipendenze i due percettori di reddito di cittadinanza sorpresi al lavoro “in nero”.

In un piccolo comune della provincia di Terni è stato possibile riscontrare in seno ad un nucleo familiare la presenza di un componente percettore di reddito di cittadinanza, che tuttavia era recluso da mesi presso un istituto di pena (per gravi reati contro la persona). Da ulteriori accertamenti è risultato che un percettore del sussidio, di fatto uno pseudo-imprenditore che aveva svolto delle attività lavorative in provincia di Terni, pur risultando “nullatenente” e senza fissa dimora, era in realtà amministratore e liquidatore di sei società e proprietario di una settima società detentore di quote pari ad euro 30.000,00.

Al termine dell’attività è emerso che ingannare l’INPS, l’ente preposto all’erogazione del Reddito di cittadinanza, risulta far gola a molti soggetti senza scrupoli. Tutto si basa infatti su un’autocertificazione che rimanda alla dichiarazione sostitutiva unica, da cui viene calcolato il reddito e l’ISEE. È in questa fase che vengono forniti dati falsi o, molto più spesso, che vengono omessi degli elementi che, se segnalati, farebbero crescere la disponibilità economica dei richiedenti e venir meno il diritto al sussidio. Complessivamente, al termine di questa prima tranche di accertamenti, sono stati segnalati all’Autorità Giudiziaria ternana quattordici persone, per le quali è stato immediatamente revocato il reddito di cittadinanza con efficacia retroattiva, per un importo quantificato in € 60.000,00 (ossia l’importo dei ratei indebitamente percepiti).

Sono stati sottoposti a verifica al momento circa cinquanta nuclei familiari con componenti in stato detentivo oppure sottoposti a misura cautelare personale, di cui dieci sono stati segnalati per l’immediata sospensione del reddito di cittadinanza, in considerazione che la misura cautelare si sovrapponeva al periodo di erogazione del sussidio. Tale attività rientra nell’ambito di una più ampia strategia operativa che vede l’Arma dei Carabinieri, con le sue articolazioni territoriali e di specialità, impegnata a contrastare la criminalità, a tutela dei cittadini onesti che hanno concretamente bisogno dei sussidi pubblici, soprattutto in questo periodo di crisi dovuta all’emergenza pandemica.

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