Umbria, Legge contro Omofobia, Marini: legge colma un vuoto

Marini: "Portiamo i nostri valori, ma anche una responsabilità pubblica e collettiva"

 
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Umbria, Legge contro Omofobia, Marini: legge colma un vuoto
Catiuscia Marini (Presidente Giunta Regionale)
PERUGIA – L’iter di questo provvedimento ha seguito correttamente il percorso del lavoro in commissione e ricordo che è possibile approvare leggi che non necessariamente comportino ulteriori spese. La materia di cui ci stiamo occupando compete assolutamente all’operato della Regione. La strada contro le discriminazioni è lunga e tormentata, fatta di piccole tappe. In altri Paesi si torna indietro, noi siamo in una parte del mondo che grazie a un mix di culture ha portato un grande arricchimento, elaborato gli ideali della democrazia e costituito il punto avanzato nella costruzione del diritto e nella tutela dei diritti degli uomini.

Cosa c’è da tutelare di più importante dei diritti connessi alla propria vita privata e alle proprie scelte personali. La Costituzione chiede di rimuovere gli ostacoli al concetto di uguaglianza. La storia di questo Paese ci consegna una riflessione profonda: solo a fine anni Novanta è stato modificato il Codice penale per arrivare al reato di violenza sessuale come delitto contro la libertà della persona. Non si nasce omofobi, lo si diventa, attraverso l’educazione e le formazioni sociali e religiose cui apparteniamo. Tanti i luoghi dove può esserci una cultura omofoba, la convinzione che essere gay sia sbagliato, innaturale e contrario alle norme del vivere e comune e dove si costruisce un apparato culturale e si formano discriminazioni. Bisogna perciò assumere la responsabilità di far rispettare i diritti. Carta dei diritti fondamentali della UE per la prima volta afferma quello all’orientamento sessuale. Viene chiesto ai governi di contrastare le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale.

Portiamo i nostri valori, ma anche una responsabilità pubblica e collettiva. Questa legge è un piccolo passo in avanti. Vorremmo una società meno razzista, meno antisemita, solo la democrazia, con la tolleranza e il dialogo, permette di farlo. Dialogo e comprensione contano più della difesa delle posizioni. Se anche ci fosse una sola persona che si sentisse discriminata, avremmo già buone ragioni per discuterne. A maggior ragione, se sono minoranze, serve una cultura che le protegga e le sostenga. Una legge che promuove azioni positive, tende a diminuire la conflittualità, a non accettare forme orribili di discriminazione, il pestaggio, chi non ce la fa più perché si sente rifiutato. Non vuol dire che non ci occupiamo delle altre grandi questioni. Mi auguro che le opposizioni siano al nostro fianco nelle politiche attive che affrontano i temi dell’esclusione sociale, che riguardano le famiglie, molte regioni, a differenza di noi, non hanno prodotto nessuna legge regionale sulla famiglia. Una discriminazione che attiene alla sfera privata deve essere di interesse regionale. Giusto che la Regione si doti di uno strumento che aiuti a colmare qualche piccolo ritardo che la nostra società ha in questo campo”.

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