Tre grandi mostre nel segno di Raffaello, Perugia celebra il grande artista

 
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Tre grandi mostre nel segno di Raffaello, Perugia celebra il grande artista

di Elio Clero Bertoldi
Perugia commemorerà il quinto centenario della morte di Raffaello con una, ma ben tre mostre. La prima, in aprile a palazzo Baldeschi, dal titolo “Raffaello in Umbria e la sua eredità”; la seconda, da giugno a ottobre, a palazzo della Penna, “Fortuna e mito di Raffaello in Umbria”; la terza, in ottobre, alla Galleria nazionale dell’Umbria, “La fortuna della Pala Baglioni di Raffaello nelle copie perugine”. Le tre iniziative che si inseriscono, organicamente, nel programma complessivo “Raffaello in Umbria”, sono state presentate ieri mattin

a da Cristina Colaiacovo (presidente di Cariperugia), Leonardo Varasano (assessore alla cultura del Comune), Mario Rampini (presidente Accademia di Belle arti), dal professor Framcesco Federico Mancini e dal restauratore Giovanni Manuali.

Tutte e tre le esposizioni si annunciano interessanti per la qualità e la varietà dei pezzi esposti – dipinti, incisioni, disegni, cara che, vetri dipinti – ma una forte curiosità la susciteranno pure due dialoghi, recitati da attori, il primo dei quali tra il Perugino e Raffaello ed il secondo tra il Perugino, Giovanni Sanzio padre di Raffaello e quest’ultimo. Giovanni Sanzio, pittore e intellettuale della corte dei Montefeltro di Urbino, alla sua morte, nel 1494, affidò il figlio, già orfano di madre, ad uno dei suoi più stretti collaboratori (Evangelista di Pian di Meleto), perché lo portasse a Perugia dall’artista del pennello più in voga del momento, Pietro Vannucci, detto il Perugino.

Raffaello, che aveva intorno ai 14 anni, a Perugia rimase, non si sa con certezza se continuativamente o meno, almeno fino al 1504. É di questo anno, infatti, una lettera di raccomandazione che Giovanna Feltria – figlia di Federico da Montefeltro, duca di Urbino, sorella di Guidubaldo, duca in carica, moglie di Giovanni della Rovere e madre di Francesco Maria, che erediterà alla morte dello zio il ducato urbinate -, indirizzò al gonfaloniere a vita di Firenze, Pier Soderini, perché accogliesse al meglio nella “città del Giglio”, l’ormai emergente se non affermato, artista.

Il quale aveva non solo già effettuato lavori nella bottega del Perugino (lo avrebbe aiutato anche a Fano, nella chiesa di Santa Maria Nuova, ma soprattutto nel capoluogo umbro, collaborando agli affreschi del Collegio del Cambio e nella cappella di San Severo) ed anche in collaborazione col Pinturicchio (nella Libreria Piccolomini, annessa al Duomo di Siena), ma fin dal 1500 veniva definito “magister”. Lo documenta l’atto notarile di pagamento della Pala Baronci o L’Incoronazione di San Nicola di Tolentino (firmata in basso: Raphael Urbinas pinxit), per la cappella di famiglia del committente nella chiesa di Sant’Agostino, in Città di Castello, in cui viene indicato come “Magister Rafael de Jhoannis Santi de Urbino”.

L’anno prima Raffaello aveva dipinto, per la Confraternita della Santissima Trinità, Il Gonfalone della Santissima Trinità, unica opera rimasta nel centro altotiberino (nella Pinacoteca comunale) e con tanto di autografo, delle quattro, di cui si ha notizia, che completò per istituzioni o casati dell’Alta Val Tiberina. Sempre per una famiglia tifernate, i Gavari, l’urbinate compose una “Crocifissione” per una cappella della chiesa di San Domenico.

Di questo olio su tavola, passato per varie mani (francesi prima, italiane poi, quali quelle del Principe di Canino) e smembrato, resta la parte principale alla National Gallery di Londra e due predelle, una delle quali a Lisbona. Del 1504 é invece l’opera più importante “Lo Sposalizio della Vergine”, eseguito per la chiesa di San Francesco di Città di Castello (lo aveva commissionato la famiglia Albizzini, nella cappella dedicata a San Giuseppe) e poi finita alla Pinacoteca di Brera.

Qui il pittore si firma addirittura al centro del dipinto: sopra l’arco centrale del tempio che fa da sfondo al matrimonio tra Maria e Giuseppe: scrive infatti in stampatello: “Raphael Urbinas” e aggiunge pure la data: “MDIIII” (1504). La tela, preda di guerra dei francesi nel 1798 (ad impossessarsene il generale bonapartista Giuseppe Lecchi) fu acquistata nel 1803 da Jacopo Sannazzaro, il quale per legato testamentario la lasciò all’ospedale Maggiore di Milano. Nel 1806 il viceré Eugenio de Beauharnais (fratello di Giuseppina, moglie di Napoleone) ne fece dono alla Pinacoteca di Brera. Città di Castello ricorderà il pittore nel Museo del Duomoconuna mostra che si aprirà nel prossimo ottobre.

Ad Assisi è in corso la mostra “Le opere di Raffaello nelle antiche stampe dell’Umbria”, mentre Spoleto, in ottobre, è in programma “Un affascinante enigma raffaellesco: la Trasfigurazione della chiesa di San Domenico a Spoleto”.

A Gubbio, infine, nella Loggia dei tiratori, da aprile ad ottobre, esposizione di una cinquantina di opere che sottolineare l’influenza del Sanzio nei lavori di ceramica. Dell’attività giovanile e non solo di Raffaello sul territorio umbro sono rimasti soltanto il Gonfalone di Città di Castello (purtroppo, come ha sottolineato Mancini, in condizioni “disastrose”) e l’affresco di San Severo. Ma gli storici dell’arte sottolineano come ben dodici fossero le opere dell’Urbinate dipinte per committenti “nostrani”ed alcune tra i piú grandi capolavori dell’artista: la pala Baglioni (scippata dal cardinale Borghese ed ora a Roma), la Madonna Conestabile, lo Sposalizio della Vergine (a Brera), la pala Oddi (Roma), la pala Ansidei (a Londra), per citarne alcuni.

A Perugia é sopravvive l’affresco nella chiesa di San Severo (non asportabile, per fortuna), mentre gli altri, attraverso i secoli e varie vicissitudini sono finiti in vari musei da Roma a Firenze, da Parigi a Londra, fino negli Usa ed in Russia. Alle opere andrebbe aggiunta anche la Madonna di Foligno, commissionata per la propria cappella in Roma, dal mecenate Sigismondo dei Conti, appunto folignate: l’opera verrà esposta a Foligno il 23 settembre.

GLI APPUNTAMENTI – Il primo appuntamento in programma è la mostra “Raffaello in Umbria e la sua eredità”, che aprirà l’8 aprile a Palazzo Baldeschi al Corso, organizzata dalla Fondazione CariPerugia Arte in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci.
Grazie a questa collaborazione è stato possibile progettare un percorso espositivo originale che coniuga una suggestiva parte multimediale, con straordinarie immagini immersive, ad una prettamente espositiva. Il riconoscimento alla mostra del Comitato Nazionale per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Raffaello è di grande soddisfazione e premia l’impegno e il lavoro di tutti coloro che hanno collaborato per creare un progetto espositivo che aveva sin dall’inizio l’ambizione di assumere un respiro nazionale ed internazionale.

La sezione multimediale della mostra ricostruirà l’universo pittorico di Raffaello animando con immagini e voce narrante alcune sale del palazzo con effetti e visioni di prestigiosissime opere che appartengono alla sua attività umbra, nel periodo compreso tra il 1500 e il 1504-1505. Parte di questo suggestivo racconto si focalizzerà anche su materiali archivistici che parlano di Raffaello e del suo rapporto con l’Umbria in mostra grazie alla collaborazione con la Soprintendenza Archivistica per l’Umbria e le Marche.

La seconda sezione, dal titolo “L’Accademia di Belle Arti di Perugia e Raffaello: da Minardi e Wicar al Novecento” è organizzata dalla Fondazione Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” in collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia, la Soprintendenza de L’Aquila.

L’iniziativa rappresenta un appuntamento importante perché oltre l’aspetto positivo della collaborazione fra vari enti e istituzioni per una promozione a tutto tondo del patrimonio, la mostra pone in luce come Perugia, insieme a Roma, grazie alla presenza di Tommaso Minardi che dell’Accademia fu direttore, sia stata un vero epicentro, un laboratorio del Purismo, il gusto che si diffonde nella produzione di dipinti sacri e nella grande decorazione anche profana. Per tutto l’Ottocento, l’Accademia di Perugia è un vivaio di talentuosi pittori che interpretano la lezione degli antichi maestri, Perugino e Raffaello prima di tutti, attualizzandone modelli e stile..

Seguendo l’ordine cronologico degli eventi è’ in programma a giugno il taglio del nastro della mostra “Fortuna e mito di Raffaello in Umbria” promossa dal Comune di Perugia, che verrà realizzata presso il Museo civico di Palazzo della Penna. L’evento espositivo, che resterà aperto fino a settembre, intende ripercorrere la fortuna e il mito dell’Urbinate attraverso dipinti, incisioni, disegni, ceramiche e vetri dipinti, dal Cinquecento al Novecento, e propone un percorso che costituisce un parallelo, sul piano delle testimonianze visive, dei numerosi documenti letterari e di storia della critica che pure saranno oggetto dell’esposizione.

Dal 3 ottobre 2020 al 10 gennaio 2021 la Galleria Nazionale dell’Umbria propone una mostra dedicata alla fortuna dell’opera più importante dipinta dal pittore per Perugia: la pala ultimata nel 1507 per la cappella della famiglia Baglioni in S. Francesco al Prato. La tavola centrale, raffigurante il Trasporto di Cristo al sepolcro, venne trafugata per volontà di Scipione Borghese nel 1608, lasciando un vuoto profondo in città. L’ammirazione dei perugini è testimoniata dall’importante numero di copie che ne furono tratte, quattro delle quali sono conservate proprio presso la Galleria Nazionale dell’Umbria. La mostra presenterà quelle di maggiore qualità, dalla versione dipinta nel 1554 da Domenico Alfani – amico e sodale di Raffaello – e da suo figlio Orazio, appartenente appunto alla collezione del museo, alla nota replica eseguita per l’abbazia di San Pietro dal Sassoferrato. Una campagna di studi, restauri e indagini diagnostiche consentirà di approfondire l’argomento, permettendo alcune necessarie puntualizzazioni.

L’Università di Perugia, membro del Comitato regionale Raffaello in Umbria partecipa attivamente alle manifestazioni organizzate all’interno del programma Perugia celebra Raffaello che vede la presenza di due mostre sotto la diretta responsabilità scientifica di docenti dell’Ateneo. Inoltre l’Ateneo, per celebrare il ruolo cruciale della cultura figurativa umbra nella formazione del pittore e della sensibile influenza da lui esercitata nel tessuto artistico regionale, intende organizzare una serie di incontri divulgativi a carattere scientifico nella città di Perugia e nella Regione.

Saranno inoltre organizzati seminari ed eventi che prevedano il confronto del pubblico con dimostrazioni di studi non invasivi delle opere d’arte (Laboratorio già attivo presso il Dipartimento di Chimica).

Sono 4 gli appuntamenti in calendario, tra aprile ed ottobre, inseriti nel ciclo di conferenze curato da Michele Dantini per iniziativa dell’Università per Stranieri di Perugia. Ciascuna conferenza chiama a testimoni della fortuna otto-novecentesca di Raffaello artisti, scrittori o storici dell’arte di grande fama, che hanno riconosciuto nel pittore umbro un illustre mentore, come Fëdor Dostoevskij, Friedrich Nietzsche, Bernard Berenson, Edgar Wind o Ernst Gombrich; e si propone di dimostrare, con il contributo di critici e artisti contemporanei, come anche da Raffaello si diramino temi e sollecitazioni di grande importanza per l’arte, la letteratura e la storia dell’arte più recente.

Il POST- Perugia Officina per la Scienza e la Tecnologia proporrà un programma di eventi volti a coinvolgere le famiglie e tutti coloro che intendono scoprire il linguaggio artistico di Raffaello dal punto di vista del rapporto tra arte e scienza. Le iniziative dureranno da aprile fino a novembre 2020 e interesseranno sia gli spazi museali che la piazza antistante il POST. In programma, oltre ad una serie di laboratori per ragazzi che affronteranno i tratti salienti della vicenda artistica del pittore, anche una cena rinascimentale.

A partire dal mese di marzo 2020, la Fondazione Orintia Carletti Bonucci, in collaborazione con il Corso di laurea triennale in Beni Culturali, con il Corso di laurea magistrale in Archeologia e Storia dell’Arte, con il Dottorato in Storia, Arti e Linguaggi nell’Europa Antica e Moderna (curricula in Storia, culture e immagini del mondo antico e Storia, culture e immagini dal Medioevo all’età contemporanea), con la Scuola di Specializzazione in Beni Storico Artistici e con il Laby – Laboratorio per la Biologia delle Immagini dell’Università degli Studi di Perugia, organizza quattro incontri di storia dell’arte sul tema Raffaello e il suo mito.

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