Suicidio Andrea Prospero, resta ai domiciliari il 18enne, nessun segnale di pentimento

Rigettata dal gip la revoca della misura cautelare

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Perugia, Simona Di Maria, ha respinto l’istanza di revoca degli arresti domiciliari presentata dalla difesa del diciottenne romano accusato di aver istigato al suicidio il coetaneo Andrea Prospero. La decisione, depositata ieri, arriva dopo i pareri contrari della procura e della parte civile, rappresentata dalla famiglia della vittima.

Secondo la gip, non esistono elementi nuovi che possano giustificare un’attenuazione delle misure cautelari già applicate al giovane, agli arresti domiciliari dal marzo scorso. Il provvedimento ribadisce che “non emergono elementi di reale rilievo che inducano a ritenere attenuate le esigenze cautelari già valutate”. La giudice sottolinea inoltre come le dichiarazioni spontanee rese dal giovane durante l’udienza, nelle quali il ragazzo si è detto dispiaciuto per la morte dell’amico, non abbiano mostrato segni di autentico pentimento.

Nel documento si legge che tali affermazioni, pronunciate a dieci mesi dai fatti e in occasione dell’udienza in cui si valutava la richiesta di patteggiamento, “sono apparse prive di autentica resipiscenza, empatia e intento riparatorio verso i familiari della persona offesa”. Il rigetto della revoca, dunque, si fonda anche sulla valutazione della condotta tenuta dal 18enne dopo l’arresto, ritenuta incompatibile con un percorso di reale ravvedimento.

La gip richiama infatti l’evasione dai domiciliari avvenuta lo scorso giugno, episodio per cui il giovane è stato successivamente ricollocato agli arresti presso un altro familiare. A questo si aggiunge, secondo quanto accertato, l’utilizzo di canali di messaggistica nonostante il divieto imposto, gli stessi strumenti attraverso i quali l’imputato avrebbe posto in essere le condotte che lo hanno portato a processo. La giudice evidenzia inoltre che, nonostante la manifestata volontà di riprendere gli studi, non è mai pervenuta alcuna richiesta per frequentare la scuola, neppure a distanza.

Tale comportamento, osserva il tribunale, rappresenta “un ulteriore indice della mancanza di un concreto impegno a prendere le distanze dalle condotte pregresse e a intraprendere un reale percorso di rieducazione e reinserimento sociale”.

La decisione del gip si inserisce nel contesto di una precedente bocciatura della proposta di patteggiamento avanzata dalla difesa, che prevedeva due anni e mezzo di pena sostituiti da lavori di pubblica utilità. L’accordo era stato giudicato “non congruo” rispetto alla gravità dei fatti contestati, anche alla luce del ruolo avuto del ragazzo nella vicenda che portò alla morte di Prospero, suicidatosi in diretta su Telegram il 24 gennaio scorso in un appartamento del centro storico.

Contro l’istanza di revoca si erano espressi sia il pubblico ministero Annamaria Greco sia gli avvocati della famiglia Prospero, Francesco Mangano e Carlo Pacelli, ribadendo l’esigenza di mantenere la misura cautelare per l’elevato rischio di recidiva.

Il procedimento proseguirà il 6 novembre, quando il tribunale tornerà a riunirsi per valutare eventuali nuove proposte di patteggiamento e aggiornamenti sull’iter giudiziario a carico dell’imputato.

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