Sudan, colpo di Stato: due anni di transizione militare



Sudan, colpo di Stato: due anni di transizione militare

Il presidente sudanese Omar el Bachir è in arresto: dopo trent’anni di governo ininterrotto Bachir è stato estromesso dai militari, che dopo il colpo di Stato hanno annunciato l’instaurazione dello stato d’emergenza per tre mesi e una transizione militare di due anni. Lo ha annunciato il vicepresidente e Ministro della Difesa, il generale Awad Mohamed Ahmed Ibn Auf, in un’allocuzione trasmessa in diretta dalla televisione pubblica.

Il presidente Bachir ha governato il Paese con il pugno di ferro, spesso contestato dalla comunità internazionale che lo ha sempre accusato di violazione dei diritti umani e anche crimini di guerra, in particolare nel Darfur. Per questo nel 2009 era stato spiccato nei suoi confronti un mandato d’arresto dalla Corte Penale Internazionale.

Nello stesso tempo Bachir era divenuto un elemento essenziale per la stabilità regionale, dopo il referendum per la separazione del Sud Sudan nel 2011 e poi il ruolo da “sponsor”, insieme al presidente dell’Uganda, nei negoziati di pace interni al nuovo Paese nel quale erano scoppiati disordini. Ora si teme che la sua estromissione dal potere in Sudan possa avere ricadute negative sulla relativa stabilità che si era trovata nel Sud Sudan.

La Russia condanna il golpe militare
Tra le prime reazioni internazionali è arrivata la condanna da parte della Russia. “E’ un inammissibile golpe incostituzionale – ha dichiarato il presidente della Commissione Affari Esteri del Senato russo Konstantin Kosaciov – Non dirò chi ha ragione e chi ha torto. Ma voglio ribadire la mia condanna di principio dei cambiamenti di regime anticostituzionali dappertutto, in Ucraina, in Turchia, in Siria o in qualunque altro posto”. Nei mesi scorsi – riporta l’Ansa – alcuni media avevano rivelato la presenza di mercenari russi in Sudan. A gennaio la portavoce del ministero degli Esteri russo aveva dichiarato che si tratta di “rappresentanti di compagnie di sicurezza private russe che non hanno nulla a che vedere con gli organi statali russi”. (Euronews)

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