Ripartire dalla scuola in sicurezza, i motivi dello sciopero

 
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Ripartire dalla scuola in sicurezza, i motivi dello sciopero

La decisione di proclamare lo stato di agitazione e poi lo sciopero per Flc CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola, Snals, Gilda non è stata una decisione semplice, ma nasce da un lungo periodo in cui le ragioni di chi rappresenta circa l’80% dei lavoratori non sono state prese in considerazione dal Ministero e dal Governo.

I sindacati hanno dimostrato senso di responsabilità anche quando i provvedimenti presi o meglio, la mancanza di interventi da parte dell’amministrazione centrale stavano lasciando le scuole, i Dirigenti Scolastici, i docenti, il personale Ata nella solitudine e nel disorientamento. Arrivati quasi alla fine dell’anno scolastico, dopo l’ennesimo incontro in cui, a partire dalla Ministra Azzolina e dalla maggioranza di Governo, non sono state garantite risposte reali e concrete alle problematiche poste, si è arrivati allo sciopero.

La precarietà di 1 docente su 5, le condizioni di sicurezza per la ripresa a settembre, l’inadeguatezza degli organici docenti ed Ata, l’insufficienza degli spazi ed l’inadeguatezza degli edifici scolastici, le particolari esigenze educative e formative degli alunni con disabilità, l’organizzazione del tempo scuola e dei gruppi classi e l’esigenza di una nuova organizzazione pedagogico-didattica, la rimodulazione dei trasporti per rispondere all’ipotesi di turnazione delle classi, balzano a due mesi dal nuovo inizio di anno scolastico, prepotentemente e drammaticamente in primo piano, senza trovare reali e concrete risposte. La risposta data dal Governo con il DL Scuola licenziato in queste ore resta decisamente insufficiente a partire dall’indizione di un concorso straordinario rinviato nei tempi di realizzazione solo per una logica di equilibrio politico della maggioranza, ma che di fatto, ritarda anche la stabilizzazione dei docenti che da più di 3 anni svolgono regolare attività d’insegnamento nelle nostre classi.

La drammaticità del momento di cui il ministero sembra non rendersi conto – aspettando forse che la pandemia si dissolva con una miracolosa danza della pioggia- o peggio ancora non è in grado di affrontare aggrappandosi ad una zattera che permette di salvarsi al momento, ma che non ha nessuna direzione e prospettiva, è stata ben percepita dal Comitato Tecnico scientifico e dalla Task Force nominata dalla Ministra Azzolina, le cui indicazioni, raccomandazioni urgenti, suggerimenti sono sul tavolo del Ministero dell’Istruzione da settimane che non sembra al momento tenerne conto, diversamente dalle OO.SS che leggono attentamente i documenti ed ascoltano la voce di chi nella scuola ci vive e vorrebbe continuare a lavorarci in sicurezza.

Il problema centrale per riaprire le scuole il prossimo settembre in sicurezza è quello degli spazi e del giusto distanziamento che va garantito ai vari soggetti che vi si troveranno ad agire: i nostri edifici scolastici anche nella nostra regione risultano inadeguati a garantire quella distanza di almeno 1 metro che anche l’OMS ritiene essere quella corretta per garantire sicurezza. Serve una ricognizione attenta delle 138 istituzioni scolastiche della regione per rilevare la superficie degli 800 plessi e rapportarla al corretto distanziamento. Problemi che avrebbero dovuto essere affrontati da tempo e la cui non soluzione rende ora ancora più complessa la ricerca di soluzioni credibili ed adeguate all’emergenza.

Accanto a quello delle superfici adeguate c’è il problema del numero di alunni per classe che non può certamente essere quello di 27/28 alunni; la riduzione del gruppo classe è fortemente necessaria soprattutto per l’Infanzia e la Primaria dove la relazione educativa in presenza è fondamentale, come importante è riprendere le attività didattiche in presenza anche per gli studenti più grandi che comunque hanno diritto al ritorno in classe confermando, eventualmente, alcune esperienze di didattica a distanza, solo a supporto dell’attività ordinaria in presenza I circa 115.000 alunni della nostra regione raggruppati in 5.700 classi avranno bisogno di una organizzazione logistica e pedagogico-didattica che non potrà essere quella consueta e quindi di docenti che, mettendo a frutto le esperienze di questi mesi, potranno meglio utilizzare anche nuove metodologie e nuovi strumenti, ma dopo un serio e articolato piano di formazione nazionale che tenga conto delle specificità regionali e territoriali, anche sulla base della diversa diffusione della pandemia. I 9500 docenti attribuiti alle scuole sono assolutamente insufficienti a far fronte alla riapertura delle scuole.

Dovranno essere aumentati, se le condizioni degli spazi e l’attuazione di didattica alternativa sarà deliberata dai Collegi Docenti, di almeno il 15%. Ciò richiede un Organico aggiuntivo di circa 1500 posti, cifra ben lontana dai 350 posti in Organico di Fatto che sono stati comunicati alla nostra regione dal Ministero. Per le OOSS è fondamentale anche l’attenzione agli alunni con disabilità il cui rientro a scuola deve tener conto di modalità personalizzate per ciascun alunno che richiedono una sinergia tra famiglie, Scuola, Sanità, Enti Locali per l’individuazione dei rischi cui gli alunni vanno incontro ed Intese di territorio specifiche Serve quindi un ruolo forte e fattivo degli Enti Locali, Provincie e Comuni per interventi sulle aule e sui trasporti ed ancora personale addetto alla vigilanza, dotazioni strumentali adeguate, dotazione di docenti di sostegno. Anche in questo caso l’incremento degli organici sia per i docenti di sostegno, sia per il personale ATA diventa imprescindibile.

Ai 4184 alunni con disabilità della nostra Regione va garantita sicurezza ed oggi più che mai efficacia dell’azione educativa, occorrerebbero quindi interventi normativi più stringenti per dare continuità all’intervento didattico tenuto conto che circa il 50% di docenti di sostegno cambiano annualmente.

Gli alunni con disabilità devono stare in classe con i loro compagni per una crescita comune che vale per tutti. La soluzione proposta dal DL Scuola per cui i docenti di sostegno potrebbero svolgere l’attività didattica a domicilio è decisamente contraria all’idea di scuola inclusiva prevista dai nostri ordinamenti e dalle Convenzioni internazionali, oltre a far retrocedere inesorabilmente la ricchezza della nostra tradizione educativa d’integrazione in uno spazio di mera assistenza domiciliare avulsa dal contesto scolastico.

Mantenere le condizioni di sicurezza per contrastare la diffusione del contagio da Covid-19 significa anche intensificare la pulizia e l’igienizzazione degli ambienti scolastici, oltre alla necessità di una più capillare azione di vigilanza degli alunni nel caso in cui dovranno essere individuati spazi aggiuntivi per diminuire il numero medio di alunni per classe.

Tutto ciò potrà essere adeguatamente affrontato solo con un potenziamento anche dell’organico dei collaboratori scolastici che ad oggi risulta insufficiente anche solo per l’ordinaria attività di pulizia e vigilanza Serve inoltre un intervento normativo che circoscriva la responsabilità del DS e del personale della scuola limitando la responsabilità penale solo al dolo ed alla colpa grave, intervenendo sulle disposizioni INAIL che hanno qualificato l’infezione da COVID-19 nei luoghi di lavoro come infortunio sul lavoro.

Ci aspettiamo che gli Enti Locali, Regioni, Provincie, Comuni superino la parcellizzazione delle reciproche competenze e dialoghino tra loro e con le Istituzioni Scolastiche per affrontare il problema dell’edilizia scolastica, delle mense, dei trasporti che richiedono una diversa ed immediata programmazione a partire dalla scadenza degli Esami di Stato, del dimensionamento delle II.SS facendo riferimento non più alla popolazione dei singoli istituti, ma a quella regionale.

La crisi pandemica deve diventare occasione per affrontare problemi annosi della nostra scuola: Scuole più sicure, più belle, con un numero di studenti adeguato, facilmente raggiungibili, aule più attrezzate significano benessere e sicurezza dei nostri alunni e del personale scolastico senza il quale non c’è Scuola, non c’è Futuro. Per tutto ciò scioperiamo l’8 giugno. Per le particolari condizioni in cui stiamo lavorando, siamo convinti che sarà ridotto davvero al minimo il disagio arrecato agli studenti e alle famiglie, che vogliamo anche ringraziare per il ruolo decisivo di collaborazione svolto in questi mesi di lavoro a distanza.

Alle famiglie chiediamo di sostenere le ragioni di questa azione di lotta, il cui obiettivo non riguarda solo il personale scolastico e le sue condizioni di lavoro, ma l’intera comunità educante. Scioperiamo perché sia pienamente garantito il diritto all’istruzione dei figli insieme al diritto al lavoro delle loro madri e dei loro padri. Non vogliamo a settembre doverci accontentare di una scuola a metà.

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