Rendiconto Inps 2018, Umbria è regione che invecchia, intervista ad Ivano Fumanti

 
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Rendiconto Inps 2018, Umbria è regione che invecchia, intervista ad Ivano Fumanti

L’INPS nel 2018 ha compiuto 120 anni di vita e pur essendo nato per gestire la previdenza pubblica e obbligatoria dei lavoratori dei settori privati, svolge oggi una vera attività di “protezione sociale”.

È un Ente che per le sue funzioni e compiti istituzionali è tenuto ad occuparsi soprattutto delle persone più deboli, per le quali anche il più piccolo sostegno economico da parte dell’INPS può significare l’unico mezzo di sopravvivenza. Proprio per questo, nell’espletamento del nostro lavoro quotidiano, è importante tener presente che dietro ogni “domanda” e dietro ad ogni “pratica” ci sono delle persone che hanno diritto ad avere una risposta, limitando i tempi di attesa, parlando con chiarezza e gentilezza, accogliendo e tenendo conto dei bisogni espressi dalle persone.

L’INPS ha sofferto negli ultimi 10 anni di una forte carenza di personale a causa del mancato turn over. In Umbria nel 2018 il contingente di personale si è ulteriormente ridotto a 433 unità, di cui 362 over 50. Ovviamente tale riduzione ha avuto effetti sullo stress interno e sulla qualità del servizio erogato, con una contrazione inevitabile anche della presenza sul territorio. Dal 1° luglio 2019 sono state assegnate alla direzione regionale 57 nuove risorse, neoassunti che rappresentano una grande opportunità di miglioramento, sia del clima interno che della capacità di risposta ai bisogni del territorio.

È evidente che occorrerà continuare a garantire il turn over e riuscire ad essere presenti in modo più capillare, offrendo servizi quantitativamente e qualitativamente migliori. Particolare attenzione andrà posta al potenziamento dell’azione ispettiva, documentale e di vigilanza, sia per perseguire irregolarità amministrative sia per intensificare la lotta al lavoro nero presente anche nella nostra regione.

Nel 2018 è stato fatto in questo senso un ottimo lavoro, soprattutto in termini di mancata contribuzione accertata, fatto che induce a proseguire con vigore nell’individuare le sacche di irregolarità presenti nel territorio. È importante continuare a sviluppare il rapporto privilegiato con gli “intermediari” presenti in modo capillare sul territorio, come i Patronati e i CAF, e occorre implementare la collaborazione con gli Enti locali e con tutti i soggetti, pubblici e privati, che si occupano di welfare nell’ambito della regione. Tale collaborazione, nel rispetto dei singoli ruoli, deve tendere a migliorare la qualità della vita dei nostri concittadini.

Il rendiconto sociale dell’INPS è un momento di analisi e di confronto importante, perché i dati presi a riferimento su indicazione del CIV e utilizzati in termini comparativi con gli anni precedenti, consentono utili riflessioni sull’andamento dell’economia e sulla situazione sociale riferita alla regione. I numeri ci raccontano che l’Umbria è una regione che invecchia e si spopola: quasi 13.000 residenti in meno rispetto al 2014, 2.625 solo nell’ultimo anno. Diminuisce anche la popolazione straniera residente, con un saldo negativo, sempre rispetto al 2014, di oltre mille unità.

La situazione è determinata non solo dal 50% circa in meno delle nascite rispetto alla mortalità, ma anche da una costante migrazione, soprattutto di giovani verso altre regioni e all’estero. Occorre quindi interrogarsi su questo e capire le motivazioni per le quali la regione non è terra di attrazione in cui vivere. Dopo anni di crisi in cui anche in Umbria si sono persi migliaia di posti di lavoro, nel 2018 si riscontrano segnali positivi rispetto al dato occupazionale ma non possiamo, a mio parere, parlare di ripresa, anche perché già nel 2019 siamo in presenza di segnali opposti.

Rispetto al 2017 aumentano i lavoratori dipendenti soprattutto nel privato (+2,2%) e in agricoltura (+4%), purtroppo solo con contratti a termine e di breve durata. Diminuiscono i parasubordinati, così come diminuiscono sensibilmente lavoratori autonomi, artigiani e commercianti. Diminuiscono le attività industriali (-1,6%) e le imprese di costruzioni (-2%), fenomeno questo che meriterebbe di essere approfondito con riferimento alle dimensioni di tali imprese, secondo i dati riportati in questo Rendiconto. Aumentano invece le attività dei Servizi, in particolare di Alloggio e Ristorazione (+2,2%). Rimane più o meno invariato il numero dei fruitori della CIGO mentre si registra una riduzione in quelli della CIGS e delle Indennità di disoccupazione.

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