Relazione del garante dei detenuti, c’era anche Carmelo Musumeci



Relazione del garante dei detenuti, c’era anche Carmelo Musumeci

di Morena Zingales
C’era anche tra gli altri Carmelo Musumeci alla presentazione della relazione annuale 2018 del garante dei detenuti. Seduto in prima fila, Musumeci, lo ricordiamo, è uno scrittore e criminale italiano. Nato in Sicilia nel 1955. La sua carriera criminale ha inizio all’età di 16 anni a Massa, in Toscana. In pochi anni diventa capo di un’organizzazione criminale dedita a rapine, traffico di droga, racket, tangenti e bische clandestine. Viene arrestato il 22 ottobre 1991 con l’accusa dell’omicidio di Alessio Gozzani, ex portiere della Carrarese, amico di Tancredi. Nel 1992 viene condannato all’ergastolo ostativo. Carmelo Musumeci ha iniziato la sua attività di scrittore in prigione. Entrato in carcere con la licenza elementare, si diploma da autodidatta e consegue poi tre lauree. Ha trascorso due anni in regime di semilibertà nel carcere di Perugia. Nonostante le ostatività, è stato scarcerato nell’agosto 2018 con la liberazione condizionale.

Ad aprire la relazione è stata la presidente della regione Umbria, Donatella Porzi, che ha ringraziato i presenti e Stefano Anastasia, Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale.

La relazione è di 51 pagine e mette in risalto su qual è il ruolo del garante. In particolare c’è un quadro d’insieme degli Istituti di Pena per adulti in Umbria. «Tra il 31 dicembre 2017 e il 31 dicembre 2018 – è scritto -, la popolazione penitenziaria umbra è aumentata lievemente, di 61 unità, passando da 1.370 a 1.431 detenuti, a fronte di una capienza complessiva compresa tra i 1.331 (al 31.12.2017) a i 1.334 posti-letto detentivi (al 31.12.2018). In regione, a fine 2018 il tasso di sovraffollamento ha raggiunto quindi il 107%, mentre a livello nazionale era del 118%. La situazione di sovraffollamento riguarda tre su quattro istituti e deve essere prestata un’attenzione specifica a quanto avviene a Perugia e Terni, principali istituti di accesso dalla libertà nel sistema penitenziario umbro e perciò più sensibili all’andamento generale della popolazione detenuta, dove già oggi il tasso di affollamento è superiore al 110%. Dei 1.431 detenuti presenti nei quattro istituti umbri alla data del 31 dicembre 2018, 1.100 erano condannati in via definitiva, mentre 144 erano in attesa di primo giudizio e 187 condannati non definitivi.

Peculiare del sistema penitenziario umbro è l’alta percentuale di condannati definitivi, effetto di una popolazione detenuta in gran parte proveniente da fuori regione, spesso – come nei casi di Spoleto e Terni – con pene medio-lunghe da scontare.

Il Nuovo Complesso penitenziario di Perugia, in località Capanne, è un edificio inaugurato nel 2005 e reso pienamente operativo nel 2009. La struttura è composta da un reparto femminile e due reparti detentivi maschili (penale e circondariale) destinati alla custodia esclusiva di detenuti di media sicurezza, uniti da un raccordo centrale contenente i servizi generali.

A fronte di una capienza totale di 363 detenuti, nel Carcere di Capanne al 31.12.2018 si trovavano ristretti 408 detenuti, 72 donne e 336 uomini, di cui 278 stranieri. La percentuale di sovraffollamento nell’istituto penitenziario perugino arriva al 112,4%, ed è
particolarmente evidente nella sezione Femminile. Sono stati ampliati gli impianti di videosorveglianza ed è stata predisposta una sala
regia per favorire gli spostamenti dei detenuti in maggiore autonomia tra un’attività e l’altra. Nei reparti maschili le sezioni sono aperte fino a 9-10 ore al giorno, mentre nel reparto femminile le camere detentive restano aperte per un massimo di 4 ore, con una evidente disparità di trattamento molto sofferta, e lamentata, dalle detenute.

Le condizioni delle stanze di pernottamento sono generalmente buone, anche negli spazi per l’isolamento. Nelle sezioni maschili le celle sono tutte doppie e dotate di letti a castello, termosifone, acqua calda, doccia e servizi igienici in un ambiente separato. Nel
reparto femminile sono presenti stanze da due o da quattro, dotate di piano cottura e termosifone e bagno con doccia e bidet.

La Casa circondariale di Terni “Vocabolo Sabbione” è stata aperta nel 1992. L’istituto di Terni è composto da 15 sezioni, tutte maschili, comprendenti tutti i circuiti detentivi previsti dall’amministrazione penitenziaria (MS, AS1, AS2, AS3, 41 bis). L’istituto è strutturato in blocchi autonomi, di cui uno dedicato a detenuti in regime di cui all’art. 41 bis, co.2, Ord.penit. (27 al 3.8.2018) e un altro a detenuti per fatti di terrorismo.

Al 28.2.2019 nell’istituto di Terni i detenuti presenti erano 456 di cui 130 i detenuti stranieri, in prevalenza provenienti da Romania, Marocco e Albania. Il numero delle presenze ha quindi ampiamente superato la capienza regolamentare (411). Gran parte della popolazione detenuta appartiene al circuito della media sicurezza, ma oltre a detenuti dei diversi circuiti di alta sicurezza, sono presenti 27 detenuti sottoposti al regime dell’art. 41 bis o.p. Nell’apposito padiglione, sono ospitati i detenuti in regime di semilibertà o ammessi al lavoro esterno. In occasione delle visite svolte presso il carcere di Terni si è riscontrato che in
generale il complesso penitenziario si trova in buone condizioni. Non è stata ancora sperimentata la sorveglianza dinamica: i detenuti escono dalle stanze di pernottamento per il tempo previsto dell’aria e della socialità da svolgersi negli appositi spazi.

L’istituto di Spoleto è stato costruito nel 1980 e consta di tre padiglioni, ciascuno con cortile esterno esclusivo, rispettivamente destinati ai detenuti in regime di 41 bis, a quelli in alta sicurezza e ai detenuti comuni, nonché agli appartenenti alle categorie riconducibili al circuito penitenziario cd. “protetto”. Al 22.2.2019 i detenuti presenti erano 459, di cui 111 i detenuti stranieri, in prevalenza provenienti da Albania e nord-Africa. La grande maggioranza dei detenuti è quindi di nazionalità italiana, prevalentemente definitivi e appartenenti al circuito dell’alta sicurezza. La struttura è in buone condizioni anche se necessita di qualche lavoro di manutenzione, qualcuno intrapreso dai detenuti (pareti esterne) sotto la direzione del personale di polizia addetto.

L’istituto di Orvieto si trova in una struttura risalente al XVI secolo. L’edificio è composto da un’unica sezione che si sviluppa lungo tre bracci dello stesso corridoio. Con Decreto del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del 16.07.2014, la Casa di reclusione di Orvieto è stata trasformata in Istituto a custodia attenuata destinata a programmi intensivi di sostegno al reinserimento sociale.

Al 31.12.2018 nell’istituto di Orvieto i detenuti presenti erano 104 di cui 63 i detenuti stranieri, in prevalenza provenienti dal nord-Africa. Il numero delle presenze ha di fatto raggiunto la capienza regolamentare (106). A causa di trasferimenti di detenuti dagli
istituti della regione Toscana, nel periodo estivo e autunnale, alcune camere di pernottamento hanno ospitato un numero di detenuti superiore alla capienza regolamentare. La popolazione detenuta appartiene tutta al circuito della media sicurezza e sono prevalentemente definitivi. Al 31.12.2018, due detenuti erano in regime di semilibertà.

La Regione Umbria non è sede di istituti penali per minori e quindi non vi sono luoghi di diretta amministrazione pubblica per l’esecuzione di misure restrittive della libertà inflitte a minori o giovani adulti che abbiano commesso reati entro la minore età. Ciò
non toglie che l’Ufficio di servizio sociale per i minorenni competente per territorio segue una pluralità di misure eseguite presso servizi e strutture territoriali a ciò accreditate dal Ministero della giustizia e dal Tribunale per i minorenni. Alla data del 31 dicembre 2018 risultavano prese in carico dagli uffici di servizio sociale per i minorenni di Perugia 487 persone di cui il 15% ragazze e il 40% stranieri.

Complessivamente, nel 2018 sono state prese in carico 128 persone private o sottoposte a misure restrittive della libertà personale (fig. 20), per il 54% ospiti della casa circondariale di Perugia, per il 27% detenute a Spoleto, nel 15% dei casi ristrette a Terni e in solo 4 casi detenute a Orvieto.

Le principali problematiche sottoposte all’attenzione del Garante riguardano ciò che concerne le condizioni di detenzione. In generale, è stata frequentemente segnalata la scarsa qualità del cibo offerto dall’Amministrazione penitenziaria e in alcuni casi l’inadeguatezza del vitto rispetto alle problematiche di salute, la mancanza di acqua calda e del riscaldamento nelle camere di pernottamento, la non idoneità di queste ultime dal punto di vista igienico-sanitario e situazioni di sovraffollamento soprattutto nei periodi estivi, l’impossibilità di detenere oggetti particolari in camera (crocifisso al collo, personal computer, radio, dispositivi mp3 e fotografie dei familiari in 41bis), nonché il contrasto delle disposizioni dei singoli istituti relative al materiale che il detenuto può avere con sé in occasione del trasferimento da uno all’altro.

Spesso conseguenti alle criticità relative alle condizioni di detenzione sono le numerose richieste di intervento del Garante rispetto alle istanze di trasferimento avanzate dai detenuti sia al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria che al Provveditorato dell’Amministrazione Penitenziaria Toscana-Umbria. Gli istituti penitenziari della Regione Umbria sono caratterizzati dalla presenza di detenuti che per la maggior parte sono non residenti. Ciò determina notevoli disagi per i detenuti e per le loro famiglie che, spesso, non riescono a far fronte ai continui spostamenti per i colloqui mensili.

La relazione al completo

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