Rassegna stampa in video, leggi , sfoglia e scarica, 25 gennaio 2020


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Mio papà è morto il giorno di Natale, ora vi racconto la storia

“E’ morto il giorno di Natale…dopo un pranzo felice passato con la sua famiglia”. Con queste parole Laura, la figlia di Gianluca, morto il 25 dicembre 2017 a Perugia, manda una lettera ai giornali scrivendo filo e per segno quello che è accaduto quel giorno.

“Penso sia venuto il momento di scrivere e raccontarvi una storia…una storia che mi tocca da vicino e, come me, tocca molte altre persone – comincia così la lettera Laura. La storia di un uomo che non aveva una gastroenterite ma un infarto e che ha avuto la sfortuna di sentirsi male il giorno di Natale e di andare incontro a una catena di errori e mancanze che purtroppo gli sono costate la vita. Questa storia ha una data importante perché avviene il 25 Dicembre del 2017, a Perugia, all’ospedale Silvestrini. Tutto ha inizio il pomeriggio”.

Gianluca di 55 anni, dopo un pranzo felice passato con la sua famiglia, si sente male. La figlia scrive ancora specificando: “Vomita, entra in sudorazione, ha dolore toracico e diarrea, è iperteso. La moglie preoccupata chiama il 118 e spiega tutto quello che sta succedendo con molta precisione. L’operatore che risponde conclude che forse è una gastroenterite ma invierà un’ambulanza. I sintomi si aggravano e arrivano al domicilio solo un’infermiera e un autista, il medico no. L’uomo è in bagno a vomitare, poi torna sul letto per il forte dolore. Non viene visitato, non gli viene preso NESSUN parametro vitale”.

E poi ancora: “L’autista imbarazzato attacca il saturimetro che viene prontamente staccato dall’infermiera di turno, la quale garantisce che non è un infarto. La moglie spiega nuovamente i sintomi, che erano anche visibili e mostra il farmaco dell’ipertensione. Alle continue lamentele dell’uomo per il dolore (teneva la mano sul petto), l’infermiera chiede a quest’ultimo cosa vuole fare, l’uomo sbigottito le risponde “ma lo chiede a me” e lei “se non fosse stato in grado di intendere e di volere non glielo avrei chiesto, ma, visto che lei è cosciente, sarebbe sequestro di persona.

Aggiunge anche che una volta arrivati in ospedale il tutto sarebbe passato. I due non si preoccupano nemmeno di farlo salire in barella (nemmeno scesa dall’ambulanza) ma lo fanno scendere in completa autonomia 4 rampe di scale. L’ambulanza parte con molta tranquillità e le luci si accendono solo a Monteluce”.

Nel frattempo la moglie e la figlia la seguono e incontrano due semafori. L’uomo va in arresto cardiaco. “L’infermiera – scrive la figlia – che in teoria dovrebbe essere impegnata nelle manovre rianimatorie chiama il 118 e chiede che le venga inviato un medico perché il paziente è andato in arresto e chiede l’incontro a Centova, dice che è lì e che si sarebbe fermata. Voi vi chiederete come si riesce a fare manovre rianimatorie su un uomo mentre si sta al telefono…me lo sono chiesta anche io perché ogni secondo è prezioso in queste circostanze. Ora entriamo nel vivo della storia…

La moglie e la figlia ritroveranno l’ambulanza ferma al Centova. “Inspiegabile – scrive ancora – fare un rendez vous a pochi metri dall’ospedale. Si vedranno operare delle manovre rianimatorie sull’uomo. L’ambulanza giungerà molto dopo la partenza da casa al pronto soccorso. Alle 20 e 30 sarà comunicato il decesso dell’uomo. Il medico di turno, che si è vista arrivare un uomo morto, consiglierà l’autopsia”.

La disperazione: “Tralascio la disperazione di quella famiglia – scrive – che saluta un marito, un fratello, un padre, un suocero, un nonno, un figlio, un cognato, un genero, un amico e ritrova un uomo scuro in viso, nudo, coperto da un telino, in una fredda stanza di ospedale. Tralascio lo strazio che si può sentire, misto incredulità, per aver salutato un uomo sceso con le sue gambe e ritrovato morto proprio il giorno di Natale”.

‘Trattasi di un soggetto di sesso maschile, di razza caucasica dell’età apparente di 55 anni’. “Vi risparmio lo strazio di leggere nero su bianco i risultati dell’autopsia e vi auguro di non dover mai sottoporre una persona amata ad essere vivisezionata per capire cosa è successo. L’autopsia del medico del PM si conclude così: “Su tali base, si può affermare che il decesso sia da ricondurre ad un’insufficienza cardio-circolatoria acuta su base aritmica (…) è stato detto che il ritmo cardiaco patologico che ha sostenuto l’arresto, se tempestivamente individuato prima dell’arresto, poteva essere trattato con possibilità di favorevole evoluzione clinica”.

La storia prosegue…: “l’infermiera dopo la morte dell’uomo, in una relazione interna all’ospedale, presentata attraverso relazione di altro medico legale di parte, riferirà che lo stesso le aveva parlato solo di un fastidio addominale, che rifiutava il ricovero, che si alzava e prendeva autonomamente la giacca, rifiutava lo scendiscale e una volta salito in ambulanza voleva scendere. L’uomo di 55 anni di razza caucasica era un’imbecille insomma, come mai allora aveva fatto chiamare l’ambulanza del 118?? Questa storia – continua Laura – è una brutta storia purtroppo ma è una storia vera, finita male. Quell’uomo è mio padre. Auguro ad ogni persona che sta leggendo questo articolo di non trovarsi mai in una situazione come questa, lo auguro soprattutto a chi dice che abbiamo un interesse. Vi auguro di non essere mai vittime di malasanità”.

E infine: “Voglio, anzi vogliamo, soltanto giustizia e io, con la mia famiglia, l’avvocato il medico legale, ci impegneremo affinché la verità emerga chiaramente. L’unica cosa che posso fare per mio padre è provare a rendergli la giustizia che merita. Ci sono tanti che come lui, per negligenza, per sottovalutazione, per omissioni, muoiono o rimangono disabili a vita. Per finire vi auguro di non perdere mai la vostra umanità, nella vita e nel lavoro. Auguro a tutte le persone che fanno professioni di aiuto: medici, infermieri, OSS, educatori…etc, di trattare con attenzione e rispetto ogni persona che passerà per le vostre mani, perché dalle vostre mani, dipende la vita o la morte, il futuro e tutti, in fasi diverse della vita ci troveremo ad aiutare e a dover essere aiutati”.

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