Quartiere della pace, rinascita civile tra arte e convivenza

A Case Bruciate nasce un modello urbano fondato su ecologia e dialogo

Di Tommaso Benedetti

Nel quartiere perugino di Case Bruciate, pochi giorni dopo la marcia della pace Perugia–Assisi, si è svolta la cerimonia inaugurale del “Quartiere della Pace e dell’Ecologia”, un’iniziativa che segna una tappa simbolica e concreta nella costruzione di una cittadinanza attiva e consapevole. Alle 12 di venerdì 17 ottobre, la Scala della Pace di via Omicini ha fatto da scenografia all’evento cui hanno preso parte l’assessore Fabrizio Croce, delegato a turismo, spettacoli e creatività urbana, e la consigliera Lucia Maddoli, responsabile per l’educazione alla pace e alla multiculturalità.

Davanti a decine di cittadini e alle voci dei bambini della scuola “Gabelli”, la cerimonia si è trasformata in un rito collettivo di partecipazione. I piccoli hanno letto una storia sulla serenità e intonato canti ispirati alla fratellanza. Sventolava, accanto a loro, una bandiera-collage di sei metri, frutto del lavoro comune tra scuola e famiglie.

L’iniziativa, come sottolineato dall’assessore Croce, intende offrire ai quartieri un modello possibile di rigenerazione sociale e culturale. “È un segno di fiducia nella comunità e nelle nuove generazioni”, ha dichiarato, “un invito a trasformare spazi quotidiani in laboratori di pace”.

Il progetto nasce da un’intuizione di Mauro Benedetti, psicologo e psicoanalista, coordinatore dell’associazione culturale G.A.I.A. (Genitori, Alunni, Insegnanti, Associati), che ha ideato e promosso il percorso nel luglio 2024, partendo dal coinvolgimento delle insegnanti della Scuola Primaria Gabelli. L’obiettivo, ha spiegato Benedetti, è “creare luoghi dove la convivenza sana diventi pratica quotidiana, non semplice parola”.

Da quei primi incontri tra genitori, insegnanti e studenti è maturata una rete di collaborazioni che, nel tempo, ha abbracciato la neonata associazione di quartiere “Vivi Case Bruciate”, guidata da Annalisa Petrangeli, il Liceo Artistico “Bernardini Di Betto” di Perugia e diversi artisti umbri.

La Scala della Pace, cuore visivo del progetto, è stata dipinta da mamme e bambini con le tonalità della bandiera arcobaleno. L’opera, ancora in evoluzione, sarà completata dagli studenti del Liceo Artistico, che realizzeranno pannelli laterali e nuove installazioni. Nel cuore del quartiere spicca già una grande bandiera di quattro metri per lato, reinterpretata e decorata dagli stessi giovani artisti.

Accanto all’arte, il progetto ha dato spazio al dialogo e alla riflessione. Ogni settimana, gli abitanti si ritrovano per discutere di comunicazione non-violenta, imparando a costruire linguaggi di rispetto e di accoglienza nelle relazioni familiari e sociali.

“Il percorso”, spiega ancora Benedetti, “non vuole limitarsi a un intervento estetico, ma ricreare connessioni umane e ambientali durature. Come diceva Raimon Panikkar, se vuoi la pace, prepara te stesso”.

La filosofia del progetto, racchiusa nel Manifesto dell’Associazione G.A.I.A., ruota attorno a cinque pilastri: consapevolezzaascoltocondivisionepace ed ecologia. Concetti che si traducono in gesti semplici — un incontro serale, un muro colorato, un sorriso tra vicini — ma che, sommati, cambiano il volto di una comunità.

L’associazione GAIA, che funge da motore del progetto, diffonde una visione di ecologia interiore, dove la cura dell’altro coincide con il rispetto per la natura. “La natura non ci appartiene, siamo noi a farne parte”, afferma il Manifesto. “Occorre passare dall’Ego all’Eco.”

Nei prossimi mesi, il “Quartiere della Pace e dell’Ecologia” si arricchirà con le opere di quattro artisti umbri — Stefano ChiacchellaMarco BalucaniMarco Mariucci e Giusi Velloni — che realizzeranno installazioni e pannelli tematici sulle facciate degli edifici. Alle sculture e ai laboratori artistici si aggiungeranno conferenze, feste di quartiere e corsi per genitori, tutti incentrati sulla cultura della pace.

L’assessore Croce e la consigliera Maddoli hanno rimarcato come il valore dell’iniziativa vada oltre l’aspetto estetico o simbolico: “Questo progetto è una forma di educazione civica esperienziale. Qui la pace non si insegna, si vive”, hanno sottolineato entrambi.

L’approccio partecipativo e la dimensione educativa rappresentano il tratto distintivo del progetto promosso da G.A.I.A. e sostenuto dai cittadini. A Case Bruciate, una scala dipinta di colori può diventare un manifesto urbano, una bandiera un mosaico di storie, una piazza un laboratorio di cittadinanza.

Nella filosofia che anima il progetto, la pace non è un concetto astratto, ma un esercizio costante. “Prendersi cura della pace”, si legge nelle pagine del Manifesto, “significa curare le relazioni umane, nelle famiglie come nelle istituzioni”. Benedetti insiste sullo stesso principio: non basta guardare al mondo esterno, occorre rivolgere l’attenzione al “mondo interno”, quello che ciascuno porta in sé.

L’inaugurazione di Case Bruciate, ispirata anche alle parole di Martin Luther King, celebra così una visione collettiva: una società più consapevole, capace di volare alto ma anche di camminare insieme. “Abbiamo imparato a volare come uccelli e a nuotare come pesci,” ricordava King, “ma non ancora a vivere come fratelli.”

È questo, in fondo, il cuore del messaggio che Benedetti e l’associazione G.A.I.A. hanno voluto trasmettere: la pace non nasce dai proclami, ma dai gesti condivisi, dalle mani che dipingono una scala o da un gruppo di bambini che cantano nel sole di autunno.

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