Guard-rail assente, il Comune citato come responsabile civile
È iniziato oggi, lunedì 8 settembre, il processo per omicidio stradale che coinvolge due ex dirigenti del Comune di San Giustino, rispettivamente di 72 e 65 anni. I fatti risalgono alla notte tra il 2 e il 3 dicembre 2022, quando un’auto con quattro giovani a bordo si è schiantata contro un pilone in cemento lungo un rettilineo privo di protezioni. Il tratto stradale, ancora oggi privo di guard-rail, è al centro dell’indagine condotta dalla procura.
Secondo l’accusa, rappresentata in aula dal pubblico ministero onorario Ugo Montacci, la mancata reinstallazione del guard-rail abbattuto nel 2018 e mai ripristinato avrebbe contribuito in modo determinante alla tragedia. I due imputati, uno dei quali già in pensione all’epoca dei fatti, sono chiamati a rispondere della morte di Natasha Baldacci, Nico Dolfi, Gabriele Marghi, tutti ventiduenni, e della diciassettenne Luana Ballini.
L’auto era condotta da Natasha, che secondo gli accertamenti procedeva a velocità superiore al limite consentito e con un tasso alcolemico oltre la soglia legale. I ragazzi stavano tornando da una festa di compleanno, che avrebbe dovuto proseguire in discoteca. Il tragico epilogo ha lasciato un segno profondo nella comunità e nelle famiglie delle vittime, molte delle quali si sono costituite parte civile tramite gli avvocati Eugenio Zaganelli, Giacomo Bacchi, Gloria Cangi, Riccardo Vantaggi e Leonardo Gabrielli.
Gli imputati, assenti in aula, hanno respinto le accuse tramite i loro legali Luca Fanfani, Vittorio Betti e Giovanni Zurino. Il Comune di San Giustino è stato citato in giudizio come responsabile civile, mentre l’assicurazione, estranea al procedimento penale, ha finora risarcito solo i familiari stretti dei passeggeri, e solo in parte.
La prima udienza si è conclusa con l’ammissione delle prove e la discussione delle eccezioni preliminari. La prossima, fissata per il 9 febbraio 2026, vedrà la deposizione del maresciallo dei carabinieri intervenuto sul luogo dell’incidente, del medico legale e dell’ingegnere incaricato dalla procura per la consulenza tecnica.
In aula, tra il pubblico, erano presenti i genitori di Gabriele e la madre di Luana, testimoni silenziosi di un dolore che non conosce tregua. Il processo, che si preannuncia lungo e complesso, ruota attorno alla questione della negligenza amministrativa e della mancata manutenzione di un tratto stradale che, secondo l’accusa, avrebbe potuto salvare quattro vite.
Il comunicato stampa diffuso in merito al procedimento evidenzia come la mancata ricollocazione del guard-rail non sia solo una dimenticanza tecnica, ma un atto che potrebbe configurare una responsabilità penale. La difesa, dal canto suo, punta a dimostrare l’assenza di un nesso causale diretto tra l’omissione e l’incidente, sostenendo che la condotta della conducente sia stata l’unico fattore determinante.
La prossima udienza sarà decisiva per delineare le responsabilità e comprendere se l’assenza della barriera protettiva possa davvero essere considerata una causa diretta dell’incidente. Intanto, il pilone resta lì, scoperto, come un monito muto di ciò che è accaduto e di ciò che forse si sarebbe potuto evitare.

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