Prevost 267esimo Papa, le prime parole di Leone XIV: “Pace sia con voi”

Prevost 267esimo Papa, le prime parole di Leone XIV: “Pace sia con voi”

Il cardinale americano Robert Francis Prevost è il 267esimo Papa. Si chiamerà Leone XIV. Ad annunciarlo dalla Loggia delle benedizioni, il cardinale protodiacono Dominique Mamberti. Prevost si è affacciato dalla loggia delle benedizioni e ha salutato la folla in Piazza San Pietro vestito con mozzetta e rocchetto.

Le prime parole di Leone XIV

“La pace sia con tutti voi. Fratelli e sorelle carissimi questo è il primo saluto del Cristo risorto, il buon pastore che ha dato la vita per il gregge di Dio. Anche io vorrei che questo saluto di pace raggiungesse le vostre famiglie, tutte le persone, a tutti i popoli, a tutta la terra, la pace sia con voi”, le prime parole del nuovo Pontefice.

Applausi in piazza quando il Santo Padre ha citato e ringraziato Papa Francesco. Al suo ricordo, la gente ha risposto con urla e applausi. Leone XIV ha quindi dedicato un omaggio in spagnolo alla diocesi del Perù dove è stato missionario per oltre un decennio.

Primo Papa statunitense, il commento di Trump

“Il primo Papa americano”, scrive il New York Times. “Il nuovo Pontefice è Robert Prevost degli Stati Uniti, il primo Papa americano nella storia”, gli fa eco la Cnn.

E dagli Usa arrivano le congratulazioni del presidente americano Donald Trump. “Congratulazioni al cardinale Robert Francis Prevost, appena nominato Papa. E’ un grande onore sapere che è il primo Pontefice americano”, ha scritto in un post su Truth. E ancora: “Non vedo l’ora d’incontrare Papa Leone XIV. Sarà un momento molto significativo”. (Dav/Adnkronos)

Il rapporto tra il cardinale Robert Francis Prevost, appena eletto papa con il nome di Leone XIV, e i conservatori cattolici americani è complesso e sfumato. Non si può definire Prevost un rappresentante diretto del mondo conservatore statunitense, ma nemmeno un oppositore. La sua posizione è stata descritta come quella di un moderato, capace di tenere insieme sensibilità diverse nella Chiesa. Padre Michele Falcone, suo confratello agostiniano, lo descrive come “un dignitoso uomo di centro”.

Origine americana, formazione internazionale

Nato a Chicago da famiglia di origini e cresciuto nel contesto cattolico statunitense, Prevost non ha però costruito la sua carriera ecclesiastica negli Stati Uniti. Poliglotta, ha vissuto e lavorato per decenni in Perù (è diventato anche cittadino peruviano) e poi a Roma, dove è stato Prefetto del Dicastero per i Vescovi. Questo lo ha tenuto relativamente distante dalle dinamiche più polarizzate dell’episcopato americano, spesso diviso tra un’ala molto conservatrice, oggi allineata al presidente Trump, e una più vicina alla visione pastorale di papa Francesco.

Conservatori americani: tra freddezza e rispetto

I conservatori cattolici americani – come il cardinale Raymond Burke, l’arcivescovo Joseph Strickland (rimosso da Francesco), o alcuni media influenti come ‘The National Catholic Register’ o ‘LifeSiteNews’ – hanno criticato negli anni molte riforme di papa Francesco. Prevost, pur nominato da Francesco e parte della sua squadra, è stato visto con meno sospetto di altri collaboratori del papa argentino. Questo per via del suo stile sobrio, della sua attenzione alla dottrina e del suo rispetto per la liturgia tradizionale, anche se non si è mai schierato con l’ala reazionaria.

Dal punto di vista dottrinale, Prevost ha mostrato una certa rigidità su temi sensibili. Se Papa Francesco pronunciò il celebre “Chi sono io per giudicare?” parlando degli omosessuali, Prevost ha espresso preoccupazione per l’influenza dei media occidentali sulla cultura cattolica, parlando in passato di “stili di vita omosessuali” e di “famiglie alternative” in termini critici. In Perù, si oppose all’introduzione di corsi sul genere nelle scuole, definendo la cosiddetta “ideologia di genere” come creatrice di confusione e “di generi inesistenti”.

Ruolo nel Dicastero per i Vescovi

Come prefetto del Dicastero per i Vescovi, Prevost ha avuto un ruolo chiave nella selezione di nuovi vescovi, anche negli Stati Uniti. Ha continuato la linea di papa Francesco nella scelta di pastori più attenti alla cura delle persone che non alla battaglia ideologica. Tuttavia, la sua discrezione e la sua formazione agostiniana lo hanno reso un interlocutore più accettabile anche per ambienti conservatori, che lo hanno visto come meno “ideologico” rispetto ad altri nomi della curia romana.

Prima del conclave

Nei giorni precedenti il conclave, diversi osservatori hanno sottolineato come Prevost fosse tra i candidati “di compromesso”: non troppo vicino all’ala liberal, né espressione del blocco conservatore nordamericano. In un articolo del ‘New York Times’ pubblicato il 2 maggio, si legge che il suo nome era tra quelli considerati capaci di “unificare” e di essere accettati anche dai cardinali statunitensi più tradizionalisti, pur non essendone un esponente diretto. La combinazione di internazionalismo, moderazione dottrinale, esperienza di governo e prudenza personale lo rendeva un papabile inaspettato.

Prevost non ha un rapporto diretto con Donald Trump, che ha scritto su Truth social: “Congratulazioni al cardinale Robert Francis Prevost, appena nominato Papa. E’ un grande onore sapere che è il primo Pontefice americano. Non vedo l’ora d’incontrare Papa Leone XIV. Sarà un momento molto significativo”. Nei giorni scorsi il presidnte ha pubblicato sui profili social ufficiali della Casa Bianca una sua immagine generata con l’AI nei panni del nuovo papa. Questo, e non solo, aveva fatto scommettere molti osservatori che le chances per un papa statunitense erano crollate: gli Stati Uniti con il loro strapotere politico ed economico non possono esprimere anche il capo della chiesa cattolica. Il collegio cardinalizio ha invece sorpreso (quasi) tutti.

(Grt/Adnkronos)

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