Poliziotto aggredito nel carcere Spoleto, è stato preso a pugni da un detenuto

 
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Ancora una volta siamo costretti a dare notizia dell’ennesimo atto di violenza a danno di un poliziotto penitenziario dell’Umbria. All’interno della casa reclusione di Spoleto un detenuto italiano del circuito penitenziario alta sicurezza all’improvviso e per futili motivi ha aggredito a pugni un assistente capo della polizia penitenziaria che è riuscito a limitare i danni, anche grazie ad altri detenuti che hanno bloccato l’aggressore”.

Lo riferisce in una nota Fabrizio Bonino, segretario nazionale dell’Umbria del Sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe. “Siamo vicini al nostro collega – prosegue – che è uscito dal pronto soccorso con una prognosi di cinque giorni”.

Anche Donato Capece, segretario generale del Sappe, esprime, nella nota, la sua solidarietà al poliziotto “coinvolto nel grave episodio” e sottolinea che “nelle carceri umbre si contano sistematicamente atti di autolesionismo, tentati suicidi sventati in tempo dagli uomini della polizia penitenziaria, colluttazioni e ferimenti”.

I poliziotti picchiati

Un fenomeno quello delle aggressioni alle divise sempre più preoccupante e in forte incremento.
Nel 2017, il nostro osservatorio “Sbirri Pikkiati” ha registrato 2.695aggressioni nei confronti di poliziotti, carabinieri, agenti di polizia municipale, di operatori delle altre forze di polizia e in questo caso parliamo ovviamente solo delle aggressioni avvenute su strada durante i controlli delle forze di polizia con esclusione quindi di tutto ciò che riguarda la gestione dell’Ordine pubblico (stadi, manifestazioni, No Tav ecc.).
Il numero è in forte aumento con 482 aggressioni  in più e un incremento del 21,8% rispetto ai 2.213 attacchi del 2016. Nel 2015 le aggressioni da noi registrate  furono 2.256.
Nel 2014 erano stati 2.266 nel 2013 2.286, mentre nel 2012 si era arrivati a 2.290. In Italia, dunque siamo passati in 5 anni da una aggressione ogni 4 ore a una ogni 3 ore con almeno un operatore di polizia che finisce in ospedale, spesso con conseguenze invalidanti, fisiche e psicologiche, che lo accompagneranno per tutta la carriera.
Nel 2017 in 447 episodi (16,6%) l’aggressore ha fatto uso di armi proprie o improprie (bastoni, coltelli, crick, in molti casi la stessa vettura per travolgere il poliziotto o qualsiasi strumento idoneo ad aumentare le conseguenze dell’aggressione). Nel 2016 in 412 casi, pari al  18,6% del totale (19,6% nel 2015).
I più colpiti dalla violenza si confermano ancora una volta i carabinieri, che da soli hanno totalizzato il 46,5% delle aggressioni (in tutto 1.252), dato in aumento rispetto alle 1.091 del 2016, ma la percentuale è in calo in quanto era al 49,3%.
Seguono la Polizia di Stato con 1.016 (37,7%) aggressioni  in netto incremento rispetto alle 799 (36,1%) del 2016 e la Polizia Locale con 283 attacchi (10,5%). Anche in questo caso l’incremento è netto rispetto ai 212 referti (9,6%) del 2016 e gli altri corpi con 189  attacchi, 7%.
Nel corso del 2017, gli episodi avvenuti al nord sono stati 1.241 (46%)  989 (44,7%) nel 2016, quelli al centro 555(20,6%), 496 (22,4%) nel 2016. Mentre le aggressioni registrate al sud sono state 899 (33,4%), 728 (32,9%) l’anno prima.
Sempre molto alto, purtroppo, il numero di aggressori stranieri (comunitari e non): nel 2017 si sono resi responsabili di 1.231 episodi pari al 45,7%. Incremento consistente rispetto al 2016 quando gli episodi con stranieri furono 947 pari al 42,8%.
In 721 casi 26,8% l’aggressore è risultato poi ubriaco o drogato. Nel 2016 gli attaccanti ubriachi o drogati furono 651(29,4%) (303 gli episodi per la sola droga in netto aumento rispetto ai 266 del 2016 e i 235 del 2015).
I dati confermano ancora una volta che l’argine di contenimento delle divise rispetto alla violenza che si manifesta ogni giorno sulle strade è sempre più fragile.
Allora ci ripetiamo fino allo sfinimento. Tutto questo avviene nell’indifferenza pressoché totale dell’opinione pubblica e  della stessa politica. Posizione pericolosa e ingenua. Del dilagare della violenza contro le divise sulla strada dovrebbero invece preoccuparsi per primi i cittadini ancor più degli agenti e carabinieri perché dopo l’argine ci sono loro come destinatari e vittime  di una violenza sempre più tracotante e  ormai di fatto quasi impunita. Fino a quando si potrà continuare in questo modo?

fonte www.asaps.it

 

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