Perugia 1416, si avvicina la seconda edizione, dal 9 all’11 giugno

Il programma sarà presentato domani, martedì 23 maggio, alle ore 11, presso la Sala della Vaccara di Palazzo dei Priori

 
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Perugia 1416, si avvicina la seconda edizione, dal 9 all’11 giugno

PERUGIA – La seconda edizione di “Perugia 1416” si avvicina e torna il momento tanto atteso dai cinque Magnifici Rioni: la conquista del Palio. Il drappo dell’edizione 2017, quello che Porta Sant’Angelo, Porta Sole, Porta San Pietro, Porta Eburnea e Porta Santa Susanna si contenderanno nelle sfide dal 9 all’11 giugno prossimi, sarà presentato domani, martedì 23 maggio, alle ore 11, presso la Sala della Vaccara di Palazzo dei Priori.

Con l’occasione sarà quindi annunciato il vincitore del concorso “Un palio d’artista”, indetto dall’associazione e riservato agli studenti dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, uno dei soci fondatori della stessa associazione. Durante la cerimonia, alla quale prenderanno parte rappresentanti del mondo istituzionale e l’artista che l’ha realizzato, sarà presente Teresa Severini, assessore alla Cultura e presidente di Perugia 1416, che per l’occasione consegnerà al vincitore il premio di 500 euro, messo in palio dall’associazione.


Periodo storico

Tra fine ‘300 e primi ‘400, in molti Comuni italiani avviene il passaggio tra Medioevo e Rinascimento

Una delle epoche più luminose nella plurimillenaria storia di Perugia si colloca fra Medioevo e Rinascimento, quando l’immagine di una nuova società diviene nota in tutta Europa come modello di ordinato sviluppo sociale, fervore economico e straordinario impulso artistico e culturale.
Nel 2016, nel VI centenario dell’inizio della signoria di Braccio Fortebracci da Montone sulla città di Perugia,  si è svolta la prima edizione  di Perugia 1416, a ricordare e celebrare il momento di transizione e profondi mutamenti a cavallo tra Trecento e  Quattrocento incentrando la rievocazione proprio sulla figura di Braccio, straordinario e complesso protagonista della storia cittadina.

LE CHIAVI DELLA CITTÀ

La storia ricorda che le chiavi e il governo della città furono consegnate nelle mani del condottiero dopo la vittoria nella battaglia di Sant’Egidio, combattuta il 12 luglio 1416. Con questa battaglia la fazione popolare dei Raspanti venne definitivamente sconfitta e il partito dei Beccherini, rappresentato dai nobili per buona parte fuoriusciti, rientrò in Perugia sotto gli auspici di un Braccio pacificatore. Quest’anno ricorre il VI centenario di tale evento, circostanza che aggiunge un’ulteriore motivazione alla scelta. A seguito dell’avvento di Braccio, le violente lotte tra fazioni, che avevano caratterizzato un lungo periodo del Libero Comune, furono finalmente sedate ed ebbe inizio una signoria capace di portare ordine in una città oppressa dai debiti, in preda all’insicurezza e al malgoverno, attraverso riforme moderate e rispettose degli statuti comunali. Fermo restando che “l’Invincibile” fu il più famoso condottiero e stratega del suo tempo, Braccio era inoltre ispirato da un sogno politico, che vedeva Perugia capitale di un Regnum Italicum, di un dominio tutto italiano, affrancato dalle “peregrine spade” e dal potere temporale di Roma.
L’impegno amministrativo di Braccio, primo e ultimo signore della città, lascerà entro le mura di Perugia e in gran parte del territorio tracce evidenti, quali, ad esempio, la costruzione del palazzo signorile fra il Duomo e il Vescovato, il consolidamento della Piazza del Sopramuro, grazie alle Briglie che ancora portano il suo nome, e la bonifica del Trasimeno con opere di ingegneria idraulica tuttora percepibili.

LA SIGNORIA DI BRACCIO

Una signoria di fatto, quella di Braccio, che si misura tutta sulla qualità: a fasi alterne i segni da lui lasciati riaffiorano nella memoria e nel patrimonio culturale di Perugia, oltre alle tracce evidenti che egli lascerà entro le mura di Perugia e in gran parte del territorio perugino, dal consolidamento della Piazza del Sopramuro grazie alle Briglie che ancora portano il suo nome, alla bonifica del Trasimeno con opere di ingegneria idraulica tuttora percepibili, alle logge, unico resto del Palazzo signorile tra il Duomo e il Vescovato, anch’ esse ricordo del suo potentato. Per non dire del consenso popolare che sempre lo circondò, grazie alla sua capacità di dialogare con i cittadini d’ogni ceto e di capire e soddisfare le loro esigenze.


Città e rioni

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