Bombardamenti su Rafah e Gaza City, dieci vittime accertate
Israele torna a colpire la Striscia di Gaza. Dopo meno di tre settimane di tregua, il premier Benjamin Netanyahu ha ordinato all’esercito israeliano (IDF) di riprendere le operazioni militari contro le postazioni di Hamas a Gaza City e Rafah, accusando il movimento islamista di aver violato gli accordi di cessate il fuoco. Lo riportano Il Manifesto, Il Messaggero e Il Riformista, che parlano di “massicci bombardamenti” e di “tregua ormai spezzata”.
Secondo fonti locali, almeno dieci persone sono rimaste uccise nei nuovi attacchi, che hanno colpito anche aree densamente abitate nei pressi di ospedali e scuole. Le forze armate israeliane hanno dichiarato di aver reagito a “azioni ostili” provenienti dalla Striscia, ma Hamas ha negato ogni violazione della tregua, definendo l’offensiva “un pretesto per estendere il controllo territoriale israeliano”.
Il Fatto Quotidiano scrive che i raid hanno interessato anche la zona sud di Rafah, dove si concentrano migliaia di sfollati. “Israele prende a pretesto la presunta restituzione errata di un corpo da parte di Hamas per riaprire il fuoco”, riporta il quotidiano, evidenziando come la tensione sia tornata a livelli altissimi. La Stampa parla di “inferno a Gaza” e di “tregua usata come scusa per colpire”, mentre Avvenire descrive una “pace fragile, ormai dissolta nel rumore delle esplosioni”.
Le immagini diffuse dalle agenzie internazionali mostrano interi quartieri ridotti in macerie. I soccorritori continuano a scavare tra le rovine in cerca di superstiti. Il Ministero della Sanità di Gaza denuncia “un nuovo massacro” e avverte del rischio di collasso sanitario: mancano farmaci, carburante e personale medico.
Dal fronte politico, la reazione è immediata. Il Domani titola “Israele è un inganno inaccettabile”, riportando le parole di alcuni leader internazionali che chiedono moderazione a entrambe le parti. Gli Stati Uniti, scrive Il Messaggero, invitano alla prudenza e cercano di mediare, ma il governo israeliano “non intende fermarsi finché Hamas non sarà completamente neutralizzato”.
Intanto, Il Riformista sottolinea come la ripresa delle ostilità metta in crisi gli equilibri interni allo Stato ebraico, con l’opposizione che accusa Netanyahu di usare la guerra per rafforzare la propria leadership. Sullo stesso tono Il Manifesto, che titola “Ritorno a bomba: Netanyahu ordina potenti bombardamenti”.
Sul fronte umanitario, le organizzazioni internazionali parlano di emergenza senza precedenti. Secondo dati citati da Avvenire, oltre 2,3 milioni di civili restano intrappolati nella Striscia, con accesso limitato a cibo, acqua e cure mediche. L’ONU chiede corridoi sicuri e rinnova l’appello al dialogo, ma il clima resta incandescente.
Tra le analisi più dure, Il Fatto Quotidiano osserva che “la forza di pace di Netanyahu è ormai un’illusione lontana”, mentre Il Sole 24 Ore mette in evidenza gli effetti economici del conflitto, tra instabilità dei mercati e aumento del prezzo del petrolio.
Il bilancio, dopo il ritorno delle ostilità, è drammatico: decine di feriti, quartieri distrutti e una tregua ormai cancellata. La crisi in Medio Oriente si riaccende, riportando il conflitto israelo-palestinese al centro della scena mondiale.

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