La rassegna stampa di martedì 19 novembre 2019, prime pagine


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Trovato un tesoro d’arte a Crotone, 2 arresti e 4 indagati, anche umbri nella banda

Vasellame, bronzi, oggetti ornamentali, pezzi d’arte risalenti al quarto e terzo secolo avanti Cristo. Almeno un tesoro di centinaia di pezzi. Meraviglie d’arte cercate con il metal detector e scavatori, tirate via illegalmente da importanti siti archeologici calabresi. Della banda, che aveva trafugato un tesoro in Calabria, ne facevano parte due umbri, residenti a Trevi e Norcia, entrambi finiti agli arresti domiciliari.

Ventitré misure cautelari in Italia e 80 perquisizioni, quattro delle quali nel Regno Unito e in Germania, Francia e Serbia. E’ il bilancio della maxi operazione (denominata “Achei”) eseguita dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale con il coordinamento di Europol ed Eurojust. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del Tribunale di Crotone. Al centro delle indagini, coordinate dalla procura di Crotone, le attività di una holding criminale che, da tempo, gestiva un ingente traffico di beni archeologici frutto di scavi clandestini in Calabria e destinati anche all’illecita esportazione all’estero. Le indagini, avviate nel 2017, hanno permesso di recuperare numerosi reperti archeologici per un valore di diversi milioni di euro.

E’ “un sistema di saccheggi” che andava avanti da anni quello scoperto in Calabria dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale con l’ operazione “Achei”. Nel mirino un gruppo di tombaroli che – spiegano gli investigatori – agendo “nell’ambito di una organizzazione criminale con specifica ripartizione di compiti e di ruoli, e servendosi di tale struttura”, e’ riuscito a procurarsi un gran numero di reperti archeologici destinato al mercato clandestino italiano ed estero attraverso una fitta e complessa rete di ricettatori. L’ organizzazione – costituita da tombaroli, intermediari e ricettatori – “per qualità e quantità di illeciti commessi, nonché per caratteristiche strutturali ed organizzative” rappresenta un vero e proprio fenomeno criminale che, secondo la definizione del gip, costituisce la “criminalita’ archeologica crotonese”, radicata nella provincia e capace di alimentare il reddito di interi gruppi familiari. Le fasi del traffico illecito sono state documentate dettagliatamente attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, riprese video, pedinamenti, sequestri, fino ad arrivare alla vendita ai collezionisti finali.

I vertici dell’ organizzazione hanno diretto e controllato l’attività dei componenti, pianificato le singole spedizioni ed individuato i luoghi di interesse, grazie alle specifiche competenze in materia. Inoltre, hanno predisposto modalità operative tali da scongiurare, o quanto meno contenere, il rischio di controlli da parte delle forze dell’ ordine, anche attraverso l’utilizzo di canali di comunicazione di difficile intercettazione. I sodali, dal canto loro, si sono mostrati astuti e prudenti, consapevoli di dover “parlare poco” e di utilizzare un linguaggio criptico per riferirsi al materiale archeologico: “appartamenti”, “asparagi” o “motosega”, termine con il quale veniva abitualmente indicato il dispositivo “cerca metalli”.

“Crotone è al centro di interessi internazionali e custodisce un tesoro che accende gli appetiti illegali di mezzo mondo: per questo servono segnalazioni da parte di tutti che denuncino chi impoverisce questo territorio”. Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Crotone, Giuseppe Capoccia, nel corso della conferenza stampa per illustrare i dettagli dell’operazione Achei, che ieri mattina ha portato all’arresto di 23 persone.

Il procuratore ha evidenziato l’importanza internazionale dell’indagine e “l’efficacissima collaborazione in ambito europeo di Europol ed Eurojust che hanno permesso perquisizioni in quattro stati Europei”. Il tenente colonnello Valerio Marra, comandante gruppo carabinieri Tpc di Roma, ha sottolineato: “Qui la ricchezza sta sotto il terreno, una ricchezza che qualcuno ha cercato di violentare, di cancellare per sempre per farne un mercato illecito”.

Il capitano Bartolo Taglietti, comandante del Nucleo Tpc dei Carabinieri di Cosenza, ha spiegato come è stata svolta l’indagine con l’ausilio di droni e intercettazioni che hanno permesso di scoprire i ruoli che ognuno degli indagati aveva nell’organizzazione.

Alla conferenza hanno partecipato in collegamento dalla sede di Eurojust de L’Aia, il magistrato Teresa Magno, mentre a Crotone era presente Miguele Villanueva di Europol. Quest’ultimo ha evidenziato l’importanza dell’ operazione e della collaborazione con il Nucleo tutela patrimonio archeologico dei carabinieri: “E’ l’unità migliore in Europa per le indagini. Questa di Crotone è la più grande operazione di supporto investigativo attualmente in corso in Europa in materia di contrasto al traffico di beni culturali. Attività importante per la qualità dell’indagine oltre che per il numero di persone arrestate”.

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