La ragazza senza nome a Perugia al Frontone Cinema all’aperto

Jenny Davin è una giovane dottoressa molto stimata al punto che un importante ospedale ha deciso di offrirle un incarico di rilievo

La ragazza senza nome a Perugia al Frontone Cinema all’aperto

PERUGIA – Jenny Davin è una giovane dottoressa molto stimata al punto che un importante ospedale ha deciso di offrirle un incarico di rilievo. E’ il film diretto dai fratelli Dardenne, La ragazza senza nome, ed è in programmazione al Frontone Cinema all’aperto di Perugia il 5 settembre alle ore 21,30. Una sera, un’ora dopo la chiusura, qualcuno suona al campanello e Jenny decide di non aprire. Il giorno dopo la polizia chiede di vedere la registrazione del video di sorveglianza dello studio perché una giovane donna è stata trovata morta nelle vicinanze. Si tratta di colei a cui Jenny non ha aperto la porta. Sul corpo non sono stati trovati documenti.

I fratelli Dardenne si sperimentano sul terreno della detection tanto che inizialmente avevano pensato di avere come protagonista un poliziotto. Abbandonando l’idea hanno ampliato notevolmente il campo di indagine soprattutto sul personaggio, a partire dal titolo.

Perché se la dottoressa cerca di scoprire chi sia la ragazza sconosciuta, quasi dovesse risarcirla, offrendole un’identità, per quella porta non aperta, anche lo spettatore si trova davanti a una persona sconosciuta. Di Jenny non conosciamo nulla se non quello che vediamo, non ci viene fornito il benché minimo elemento che ci consenta di conoscere qualcosa del suo passato o del suo privato al di là di quanto attiene alla sua professione e alla sua ricerca.

Eppure, proprio per questo, troviamo in lei quasi una sintesi di tanti personaggi dardenniani. A partire dal lontano La promesse, con il bisogno di risarcire una morte, fino alla generosità gratuita della parrucchiera di Il ragazzo con la bicicletta. Se il film ha un difetto è quello di seguire un po’ lo schema a tappe recentemente proposto con Due giorni, una notte. Ma si tratta di un peccato veniale facilmente superato dallo sguardo laicamente partecipe che i fratelli belgi riservano a una società in cui l’individuo è sempre più solo dinanzi alle proprie aporie esistenziali.

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