La presentazione delle pagine del Nuovo Corriere Nazionale 3 novembre 2018



La presentazione delle pagine del Nuovo Corriere Nazionale 3 novembre 2018



L’8 dicembre leghista spauracchio M5S

di Giuseppe Castellini
“L’8 dicembre leghista spauracchio M5S” titola in apertura Il Nuovo Corriere Nazionale di oggi (sabato 3 novembre 2018). L’articolo di Sandro Roazzi, come sempre ottimamente documentato, registra le preoccupazioni pentastellate per la forte avanzata nei sondaggi della Lega (oggi su Repubblica il sondaggio di Ispsos di Nando Pagnoncellila dà al 34,7%). Il M5S teme che Salvini, nella manifestazione nazionale della Lega a Roma in piazza del popolo l’8 dicembre, possa accelerare verso il voto nella Capitale (voci accreditate dicono che candiderà sindaco Giorgia Meloni), ma possa anche aprire lo scenario delle elezioni nazionali anticipate, cogliendo il M5S in un momento di flessione. I ‘rumors’ in casa leghista si limitano a dire che Salvini dirà “cose importanti”.

Intanto il ministro Giovanni Tria, in un intervento sul Nuovo Corriere Nazionale, afferma che la manovra punta sulla crescitae che non contiene alcun trucchetto contabile. Anzi è molto prudenziale, perché stima la crescita del Pil allo 0,9% nel 2019 e pertanto, anche se le misure espansive previste nella Manovra non dovessero dare i risultati sperati in termini di crescita aggiuntiva, il rapporto deficit/Pil non aumenterà, mentre all’inverso se il Pil crescerà oltre lo 0,9% il rapporto deficit/Pil diminuirà dal previsto 2,4%.

Importante anche l’intervento dell’economista Michele Boldrin, che insegna allaWashington University Saint Louis, dal titolo “Il debito conta? Conta di più la crescita”.

Intanto dall’economia giungono segnali non positivi. L’articolo di Antonio Maglie evidenzia che “Manifattura in allarme, l’indice Pmi sotto i 50”. E spiega che “è a 49,2: il ciclo si è contratto. E la manovra potrebbe per paradosso avere effetti ulteriormente restrittivi”.

Sul Nuovo Corriere Nazionale di oggi anche l’intervento di Silvio Berlusconi, che ricorda Bettino Craxi: “Gigante che oggi servirebbe all’Italia”. Ancora il Cav scrive: “Con lui sarebbe stata un’Italia migliore”.

Da leggere anche l’intervento di Emanuele Macaluso, storico esponente della sinistra italiana, dal titolo “Il Pd? Ostaggio di Renzie in calo” (tra l’altro oggi l’Istituto Ipsos diretto da Nando Pagnoncelli, nel sondaggio pubblicato dal Corriere della Sera, assegna al Pd il 16,5%).

Da segnalare l’intervista di Liliana Chiaramello alla dirigente radicale Rita Bernardini, che si schiera contro l’ipotesi della maggioranza di governo di interrompere i tempi della prescrizione dopo la sentenza di primo grado. Il titolo è ““Prescrizione interrotta? Vuol dire imputati a vita”. E ancora: “La priorità è una giustizia celere, ma una classe politica imbelle si rimette ai magistrati”.

In Economia “Ict, Pa Group annuncia la creazione di PA Evolution. La nuova impresa è il frutto della fusione per incorporazione delle società Ecobyte Technology e Novustech in InIT”.

Da non perdere l’appuntamento settimanale con i “Segreti dell’Uomo” e “I Segreti della Storia”, curato da Augusto Vasselli. Oggi “Ricchezze, spiritualità e sangue: il mistero dei Templari”. “L’eredità: hanno conciliato gli aspetti della religione praticata in occidente con quella d’oriente”.

Nella Cultura l’articolo di Sara Bernacchia “Pupi Avati, 80 anni al futuro”. Il regista festeggia il compleanno ritirando il premio Le Goffe prepara il ritorno con “Il signor diavolo”, tratto dal suo libro. Inoltre, da evidenziare la notizia che “Netflix ci ripensa: i film da Oscar negli Usa usciranno solo in sala”.

Nello Sport Paolo Fabrizi scrive su “Calcio revolution: previsti 120 milioni per chi schiera i giovani ‘fatti in casa. Ma in A servirà un cambio radicale di mentalità”. E poi “Entella, pronto lo sciopero per la B. Ma Ghirelli annuncia sanzioni”.

Nella Cronaca l’importante notizia del superamento da parte delle banche italiane dello ‘stress test’ della Bce e il rapporto dell’Onu secondo il quale in 10 anni nel mondo sono stati uccisi mille giornalisti. Un salto negli Usa, dove Trump ripristina tutte le sanzioni contro l’Iran.

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