Cresce la tensione, Roma e Bruxelles chiedono lo stop
L’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza è entrata in una nuova fase con l’ordine di occupare Gaza City e di spingere la popolazione civile verso sud. Le prime colonne di militari hanno raggiunto la città, mentre il numero degli sfollati continua a crescere. Secondo le fonti locali, oltre 120 mila palestinesi hanno già abbandonato le proprie abitazioni nel timore di bombardamenti e assalti casa per casa.
Le notizie rimbalzano sulle prime pagine dei quotidiani internazionali. L’Unità titola sull’“invasione” e sottolinea la scelta del premier Benjamin Netanyahu di dichiarare conclusa ogni prospettiva di una soluzione a due Stati, aprendo la strada a un’espansione definitiva. L’articolo evidenzia anche le critiche interne alla politica italiana: la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein chiede a Giorgia Meloni di chiarire la posizione del governo.
Il tema della pace ritorna con forza. Avvenire richiama la mobilitazione indetta da Papa Francesco per una giornata di preghiera e digiuno. Monsignor Vincenzo Paglia, in un intervento sulle stesse pagine, parla di necessità di fermare la spirale di sangue. Sulla stessa linea il pontefice, che esorta a non abbandonare la via del dialogo.
In parallelo, cresce l’isolamento diplomatico. Ventuno Paesi hanno formalmente condannato l’annessione di nuove aree in Cisgiordania. La Nazione sottolinea il peso della reazione europea, con l’Unione che si oppone alla divisione dei territori e chiede un immediato cessate il fuoco. Anche l’Italia, insieme a Francia e Spagna, ha espresso contrarietà al piano israeliano.
Le cronache di guerra raccontano la disperazione dei civili. Il Manifesto raccoglie testimonianze di famiglie che non vogliono più abbandonare le proprie case, stremate da continui trasferimenti forzati. “Se l’esercito entrerà, moriremo qui”, avrebbe dichiarato un uomo a Gaza City, ormai pronto alla rassegnazione.
Sullo scenario internazionale si innestano le reazioni legate all’Ucraina e al ruolo degli Stati Uniti. The Guardian evidenzia l’incontro programmato tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, al quale Donald Trump ha fatto sapere di non voler partecipare, rimarcando come la Casa Bianca abbia consegnato la gestione del dossier a Marco Rubio.
La questione mediorientale resta però centrale. Il Domani scrive che Netanyahu appare consapevole di avere l’appoggio pieno di Washington, spingendosi a paragonare l’offensiva a una “liberazione” dai terroristi. Il commento del quotidiano sottolinea come ogni amministrazione statunitense abbia sostenuto Israele, ma mai in modo così radicale da mettere in discussione apertamente la causa palestinese.
Parallelamente, l’attenzione politica interna in Italia si concentra anche sullo sgombero del centro sociale Leoncavallo a Milano. Libero esalta l’intervento come un ritorno alla legalità, mentre Il Manifesto lo descrive come una vendetta del governo e una perdita storica per la città.
Sul fronte economico, l’altro tema di rilievo riguarda i dazi. Dopo mesi di trattative, Stati Uniti e Unione Europea hanno raggiunto un’intesa: tariffa unica al 15% per auto, chip e farmaci, ma nessuna esenzione per vino e liquori. Il Messaggero osserva che il settore agroalimentare italiano teme una stangata, mentre Italia Oggi specifica che resteranno esclusi solo prodotti chimici e materie prime non disponibili in Europa.
Tra diplomazia e guerra, la rassegna internazionale fotografa un mondo attraversato da fratture sempre più profonde. Gaza, Ucraina e i dazi USA-UE emergono come i dossier più caldi, mentre le voci della Chiesa e dell’ONU insistono sulla necessità di fermare la spirale del conflitto e riportare la questione palestinese al centro dei negoziati internazionali.

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