Il premier Conte ad Assisi per la festa di San Francesco



Il premier Conte ad Assisi per la festa di San Francesco Assisi (Pg), 4 ott. (askanews) – E’ Marco Bucci, sindaco di Genova espressione del centrodestra, il commissario alla ricostruzione del ponte Morandi crollato scelto dal Governo: il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, lo annuncia parlando in diretta tv dalla Loggia del Sacro Convento di Assisi, dove ha preso parte alle celebrazioni per san Francesco. Un successo della Lega e del più stretto alleato forzista di Matteo Salvini, il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. Ad Assisi, ultimo di una lunga serie di capi del Governo, cattolici e laici (fra i quali tutti i più recenti dal 2002 in poi), Conte rende omaggio al patrono d’Italia rivendicandone la lezione, ma fatica a oscurare le intepretazioni diffuse sui contrasti interni alla compagine governativa. San Francesco, spiega nel suo discorso, insegna che “gli ultimi diventano primi” e che “quando l’obiettivo per cui si lavora è il bene della comunità bisogna avere il coraggio di sostenere le proprie idee e le proprie azioni fino in fondo. Anche quando quelle idee saranno contestate, avversate, ostacolate”.

Il premier rivendica le scelte del suo governo: “Abbiamo adottato – dice – una riforma di cui sono particolarmente orgoglioso, il reddito di cittadinanza. Non offriamo un sussidio assistenziale. Facciamo scoccare la scintilla che consentirà di rendere pienamente partecipi della nostra comunità politica, economica e sociale tante persone che in questo momento ne sono escluse”. Ma quando i giornalisti gli chiedono se ci sono otto o dieci miliardi per il reddito di cittadinanza, e quindi di chiarire la diversità di interpretazioni emersa sulla manovra fra i suoi due vice Luigi Di Maio (M5S) e Matteo Salvini (Lega), è costretto a rifugiarsi in una risposta generica: “Ci sono i soldi sufficienti – dice – per il reddito di cittadinanza a pieno regime, ci sono i soldi sufficienti per la Fornero a pieno regime, ci sono i soldi sufficienti anche per la semplificazione fiscale a pieno regime”.

Senza le parole a volte sprezzante dei suoi partner di Governo, Conte da Assisi risponde anche alla logorrea dei vertici dell’Unione europea. Sollecitato sulle dichiarazioni del commissario Pierre Moscovici, che ha puntato il dito ancora una volta sul governo “xenofobo e populista” di Roma, il premier replica in tono asciutto: “Quando si ragiona di xenofobia non la commento neppure, la respingo al mittente e non accetto nemmeno di parlare di xenofobia in Italia con questo Governo. Non ci sono proprio i presupposti. Per quanto riguarda l’accusa di populismo, stiamo parlando – prosegue – di valutazioni politiche e non istituzionali e non spetterebbero ai commissari e ai rappresentanti delle istituzioni”, e in ogni caso “le istituzioni europee dovrebbero essere più populiste, cioè cercare di raccogliere meglio le istanze delle genti europee”.

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