Giornali in PDF rassegna stampa video del 17 maggio 2020, domenica

 
Chiama o scrivi in redazione



Giornali in PDF rassegna stampa video del 17 maggio 2020, domenica


Covid fase2 Lombardia, Molise, Umbria sorvegliati speciali, Rt e paradossi

ROMA – Ecco i dati del monitoraggio della cabina di regia del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore della Sanita’ illustrata oggi alle Regioni che ha analizzato la situazione sanitaria nei vari territori al termine del lockdown, nella settimana dal 4 al 10 maggio. Si tratta del documento che di fatto autorizza la fase delle riaperture.

LEGGI ANCHE: Indice Rt salito in Umbria? Assessore Coletto, nessun pericolo, tutto ok

La valutazione relativa all’aumento di trasmissione e all’attuale impatto di Covid sui servizi assistenziali fa registrare per tutte le regioni una valutazione bassa, di livello 2, e solo in tre casi una valutazione moderata di livello 3.

L’indice di trasmissibilita’ e’ infatti di 0,62 per la Lombardia, di 1.23 per l’Umbria e di 0,55 per il Molise. Per tutte le altre 18 regioni e’ piu’ basso: c’e’ una bassa probabilita’ che si trasmetta il virus e un corrispettivo basso impatto sui servizi assistenziali.

Nel caso del Molise il report segnala “un nuovo focolaio di trasmissione attualmente in fase di controllo che ha prodotto un aumento nel numero di casi nella scorsa settimana” ma a partire da una situazione di partenza in cui l’indice di trasmissibilita’ era molto basso.

Anche in Umbria il livello 3 e’ giustificato dall’esistenza di focolai, ma c’e’ “una ridotta numerosita’ di casi segnalati che pertanto non desta una particolare allerta”.

Per quanto riguarda la Lombardia, “si assiste a una riduzione di segnali di sovraccarico del servizi sanitari” anche se “rimane elevato il numero di nuovi casi segnalati ogni settimana seppur in diminuzione”.

In realtà, interpretando un po’ a “palmi” sarebbe successo questo. Il dato dell’Rt si calcola come differenziale sulla base del numero dei contagi dei giorni precedenti.

La ‘colpa‘ dell’Umbria è di essere stata a contagio praticamente nullo già dai primi di Aprile, e tanto bene il report di cui sopra è stato compilato sulla base dei dati di un paio di settimane fa, proprio nei giorni in cui arrivavano i tamponi dalla zona rossa di Giove.

Parliamo, quindi, di 7 positivi il primo giorno e 9 il secondo, numeri piccolissimi, ma che hanno registrato un rialzo considerevole rispetto a 1-2 positivi al giorno della settimana precedente.

Di contro, la Lombardia scendeva da oltre 1500 positivi/giorno a 800/1000 nella settimana del report, e paradossalmente questo corrispondeva a un Rt molto basso….. Da qui i valori apparentemente paradossali dell’Rt, la cui interpretazione doveva e poteva essere però spiegata un po’ meglio, sia nel report dell’ISS sia negli articoli (soprattutto i titoli) pubblicati poco fa da Repubblica e Corriere della Sera.

Detta la motivazione specifica, resta il tema della necessità di un fattore di correzione sui numeri piccoli o su chi è andato bene prima, condizioni entrambi esistenti per l’umbria.

Da Palazzo dicono, l’avevamo Segnalato già due settimane fa questo errore nel modello di Speranza ed era uscito anche un articolo su corriere Umbria.


L’articolo del Corriere dell’Umbria
L’Rt misura la velocità di trasmissione del virus in una situazione dinamica e viene rilevato quotidianamente. Fino ad ora si è detto che, al superamento di 1 scatta l’allarme: vuol dire che il morbo ha ripreso a correre troppo velocemente. Al momento, secondo le elaborazioni del nucleo di valutazione epidemiologica dell’Umbria, la nostra regione ha un Rt di 0,43, a fronte dello 0,31 della Puglia (più basso d’Italia) e del 1,13 della Lombardia, (più alto). L’Umbria si trova a circa metà della classifica, pur avendo numeri assoluti bassi. Ha l’Rt più alto, ad esempio, dell’Emilia Romagna che ha avuto circa 10 volte tanto i contagiati della nostra regione. Come è possibile? Lo spiega l’ingegner Fortunato Bianconi del nucleo di valutazione epidemiologica istituito dalla Regione Umbria: “Il parametro Rt non è adatto a calcolare l’andamento dell’epidemia delle regioni che ne stanno uscendo e hanno avviato uno screening mirato di categorie di popolazione e lavoratori, cioè in quelle regioni in cui i nuovi casi di positività sono eventi rari proporzionalmente alla densità di popolazione, come in Umbria. Noi siamo in una fase di coda e i pochi casi che si trovano, che però fanno ugualmente salire il parametro quanto numeri assoluti più alti di altre regioni, ci sono perché si vanno a cercare. Per questo, il parametro rischia di penalizzare regioni come l’Umbria: dove i positivi vanno a spot, sono pochi, le regioni sono svantaggiate da queste comparazioni. L’Rt secondo me andrebbe legato con le capacità di trovare le catene, isolarle e monitorarle: quello è il vero parametro che andrebbe visto. Quanto sono in grado di circoscrivere e quanti contatti attorno a quel positivo ho isolato e tamponato. L’Rt è pensato per le fasi di crescita, è un parametro poco informativo per questa fase in Umbria . E se confrontato con altre regioni origina paradossi”.


Loader Loading...
EAD Logo Taking too long?

Reload Reload document
| Open Open in new tab

Scarica Pdf [442.35 KB]


 

Indice Rt salito in Umbria? Assessore Coletto, nessun pericolo, tutto ok

L’Umbria è diventata regione sorvegliata speciale perché l’indice di trasmissibilità, il famoso Rt, è salito a 1.63, quando nelle altre regioni si mantiene più basso (prima era vicino allo zero). Sono stati pubblicati i dati del monitoraggio (dal 4 al 10 maggio) della cabina di regia del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore della Sanità che ha analizzato la situazione sanitaria nei vari territori al termine del lockdowed ed emerge, dunque, che la regione Umbria è sorvegliata speciale, insieme a Lombardia e Molise.

Leggi anche: Covid fase2 Lombardia, Molise, Umbria sorvegliati speciali, Rt e paradossi

Ma che cos’è l’indice RT?

L’Rt misura la velocità di trasmissione del virus in una situazione dinamica e viene rilevato quotidianamente. Più basso è, più è bassa probabilità che si trasmetta il virus e un corrispettivo basso impatto sui servizi assistenziali.

La cosa non desta preoccupazione perché, nonostante vi siano dei piccoli focolai, c’è una ridotta numerosità di casi segnalati.

Abbiamo contattato l’assessore alla sanità Luca Coletto che ha spiegato perché l’indice RT è salito.

“Dal 4 al 10 maggio abbiamo avuto oltre 7 casi, tutti concentrati all’interno dell’ospedale di Terni – spiega l’assessore -. Si tratta di personale sanitario, un operaio asintomatico che doveva lavorare all’interno dell’azienda ospedaliera, ma è stato bloccato all’ingresso perché il tampone era risultato positivo. Poi abbiamo avuto altri tre ricoveri sempre all’ospedale di Terni: persone che avevano già avuto il primo tampone negativo, al secondo sono risultati positivi. Dalla media di zero contagi positivi al giorno – dice Coletto -, all’improvviso siamo passati a circa 10 casi, concentrati in quella settimana. Questo – ha aggiunto – ha portato su in maniera importante l’indice Rt che misura – lo ribadiamo – l’incremento dei casi. Basta leggere con attenzione – continua l’assessore – che non c’è alcun pericolo. Aspettiamo altri 5 o 6 giorni,  perché ormai abbiamo tracciato tutta la storia di questi infetti, si trovano in quarantena in posti sicuri. Rt – ripete ancora – va a classificare un possibile sviluppo e amplificazione dell’epidemia. Noi abbiamo già tracciamo tutto il percorso dell’infezione, quindi la situazione è chiusa. Il virus – ha concluso – da lì non va più da nessuna parte”.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*