Presidio a Perugia davanti a Federfarma per salari dignitosi
Un presidio di farmacisti dipendenti delle farmacie private umbre si è svolto venerdì 16 maggio davanti alla sede di Federfarma Umbria, a Perugia. L’iniziativa, promossa dalle segreterie territoriali della Filcams Cgil di Perugia e Terni, è nata in risposta alla proposta di rinnovo del Contratto collettivo nazionale avanzata da Federfarma, ritenuta inadeguata dalle rappresentanze sindacali e dai lavoratori.
Alla manifestazione hanno partecipato circa cinquanta professionisti in camice bianco, con striscioni e bandiere sindacali, in rappresentanza di un comparto regionale che conta oltre 1.400 farmacisti. La protesta è scaturita dalla delusione e dal malcontento per l’offerta presentata al tavolo negoziale, che prevede un incremento salariale di soli 120 euro lordi spalmati su tre anni.
Secondo la Filcams Cgil, la proposta non tiene conto del crescente carico di lavoro e delle maggiori responsabilità che, negli ultimi anni, hanno interessato chi opera nelle farmacie private. Il presidio si è posto l’obiettivo di richiamare l’attenzione sulla condizione lavorativa e retributiva dei farmacisti umbri, che lamentano retribuzioni ferme da anni, orari spesso insostenibili e un netto aumento delle mansioni senza corrispettivo economico.
La mobilitazione ha voluto mettere in luce l’evidente scollamento tra l’evoluzione della professione e il trattamento contrattuale. I farmacisti, oggi, ricoprono un ruolo sempre più centrale nel sistema sanitario, anche a seguito dell’introduzione di nuovi servizi offerti dalle farmacie, con prestazioni che vanno ben oltre la semplice dispensazione del farmaco.
Turni notturni, lavoro festivo, continuità operativa delle farmacie anche nelle fasce orarie più critiche: questi gli aspetti più critici segnalati dai lavoratori. Le tutele sono considerate insufficienti, i compensi non adeguati a livello di responsabilità, anche di natura penale, che i farmacisti devono quotidianamente assumersi.
Il presidio di Perugia è stato il primo atto visibile di una mobilitazione che, secondo quanto riferito dai rappresentanti sindacali, non si fermerà se le trattative contrattuali non porteranno a una revisione significativa della proposta economica. L’obiettivo, chiarisce la Filcams Cgil, è un rinnovo che consenta di recuperare potere d’acquisto perso nel tempo e che valorizzi professionalmente una categoria fondamentale per la salute pubblica.
Dall’inizio della trattativa per il rinnovo del contratto, il sindacato ha posto al centro il riconoscimento economico proporzionato all’impegno e alle competenze richieste ai farmacisti. A ciò si aggiunge la richiesta di una revisione delle normative interne che disciplinano orari, turnazioni e carichi di lavoro, in un’ottica di maggiore equilibrio tra vita lavorativa e privata.
I professionisti umbri lamentano retribuzioni mensili che si aggirano intorno ai 1.500-1.600 euro, a fronte di un percorso formativo lungo e specializzato. Questa condizione economica, unita alla crescente complessità delle mansioni, sta rendendo la professione sempre meno attrattiva.
La difficoltà nel reperire nuovi professionisti, testimoniata anche dal calo di iscritti alle facoltà di farmacia, viene letta dai sindacati come un segnale di allarme per l’intero sistema. L’eccessivo carico di lavoro, la carenza di valorizzazione professionale e le prospettive economiche scoraggianti stanno inducendo molti laureati a cercare alternative al lavoro in farmacia, preferendo ambiti meno usuranti o percorsi come l’insegnamento.
Con le farmacie sempre più configurate come presidi sanitari di prossimità, e con l’ampliamento dei servizi offerti alla cittadinanza, i farmacisti sono chiamati a ricoprire un ruolo strategico all’interno del sistema di assistenza territoriale. Tuttavia, sottolinea la Filcams Cgil, a questo aumento di competenze e responsabilità non è corrisposto un adeguamento contrattuale.
I sindacati auspicano una ripresa delle trattative su basi diverse, che tengano conto delle reali condizioni operative del settore e delle esigenze dei lavoratori. Il presidio del 16 maggio rappresenta, in tal senso, un primo segnale di mobilitazione, che potrebbe proseguire nelle prossime settimane in assenza di risposte concrete.
La vertenza coinvolge non solo la categoria, ma anche le dinamiche più ampie della sanità territoriale, della qualità del lavoro e del riconoscimento delle professioni sanitarie. Per il sindacato, è necessario che il contratto nazionale venga riformulato per restituire dignità al lavoro del farmacista e per garantire che il servizio alla cittadinanza sia garantito da professionisti motivati e adeguatamente retribuiti.

Commenta per primo