Falso documentale, arrestato russo legato a rete estremista

Custodia cautelare dopo indagini antiterrorismo a Bologna

La Polizia di Stato ha eseguito una misura di custodia cautelare in carcere nei confronti di un cittadino russo del 1990, raggiunto da un provvedimento del GIP di Bologna su richiesta della Procura. L’uomo è accusato di possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi, un reato previsto dall’articolo 497 bis del codice penale. L’operazione è stata condotta dagli investigatori della Sezione Antiterrorismo della DIGOS, con il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione.

Indagini avviate nel 2025 dopo un controllo in centro città

L’inchiesta trae origine da un controllo effettuato nel giugno 2025 nel cuore di Bologna, quando gli agenti fermarono il giovane russo insieme a un connazionale del 1988. Entrambi risultarono in possesso di documenti falsi validi per l’espatrio, circostanza che portò all’arresto immediato del più anziano e alla denuncia a piede libero del trentacinquenne.

Gli accertamenti successivi hanno delineato un quadro molto più complesso. Le autorità italiane hanno infatti scoperto che su entrambi pendeva un mandato di arresto internazionale emesso dalla Federazione Russa e registrato nel circuito Interpol tramite Red Notice. Le accuse riguardavano la presunta affiliazione all’organizzazione terroristica Imarat Kavkaz e la partecipazione a combattimenti in Siria durante la fase di massima espansione dello Islamic State.

Estradizione negata e approfondimenti investigativi

La Corte d’Appello di Bologna, pur convalidando l’arresto del cittadino russo del 1988, ha negato l’estradizione verso la Russia, valutando l’attuale scenario geopolitico e le possibili conseguenze per i due uomini. Entrambi sono stati quindi sottoposti a indagini per falso documentale, mentre i dispositivi elettronici in loro possesso venivano sequestrati per ulteriori verifiche.

L’analisi dei materiali digitali ha permesso agli investigatori di ricostruire movimenti, contatti e attività riconducibili alla produzione e all’utilizzo di documenti contraffatti. Il quadro probatorio emerso ha portato alla richiesta e all’ottenimento della misura cautelare nei confronti del più giovane dei due, mentre il connazionale del 1988 resta detenuto in seguito alla condanna già pronunciata per lo stesso reato.

Un’indagine che intreccia sicurezza interna e cooperazione internazionale

Il caso si inserisce in un contesto più ampio di monitoraggio delle reti estremiste e dei flussi di individui sospettati di aver partecipato a conflitti armati in aree di crisi. Le autorità italiane, attraverso la collaborazione tra DIGOS, Procura e organismi internazionali, hanno ricostruito una vicenda che unisce falso documentale, movimenti transnazionali e presunti legami con organizzazioni radicali.

L’arresto eseguito nelle ultime ore rappresenta un ulteriore tassello di un’indagine che, fin dal suo avvio, ha richiesto un lavoro meticoloso su più livelli, dalla verifica dei documenti alla decodifica dei contenuti digitali sequestrati, fino alla valutazione delle richieste provenienti da altri Paesi.

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