Don Saulo Scarabattoli, Amanda Knox, prima o poi tornerà a Perugia

Con Amanda siamo rimasti in contatto e da parte di entrambi c’è il desiderio di rivedersi 

Don Saulo Scarabattoli, Amanda Knox, prima o poi tornerà a Perugia

Sto tornando in Italia come una donna libera“: lo scrive Amanda Knox sul suo profilo Twitter. La giovane americana aveva lasciato il Paese all’inizio di ottobre del 2011 dopo essere stata assolta dalla Corte d’assise d’appello di Perugia dall’accusa di avere partecipato all’omicidio di Meredith Kercher. Sentenza con la quale era stata disposta la scarcerazione di lei e di Raffaele Sollecito. I due, che si sono sempre proclamati estranei al delitto avevano passato in cella poco meno di quattro anni.

La sentenza di secondo grado di Perugia venne però annullata dalla Cassazione con un nuovo processo a Firenze (per questioni procedurali) terminato con la condanna di entrambi. Knox e Sollecito sono stati quindi definitivamente assolti dalla Cassazione “per non avere commesso il fatto“. Sentenza comunicata ad Amanda a Seattle dai suoi difensori, gli avvocati Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova. Amanda Knox torna ora in Italia per partecipare al festival della Giustizia penale a Modena.

Don Saulo Scarabattoli

Amanda Knox prima o poi tornerà a Perugia ma non in questi giorni“: ne è certo don Saulo Scarabattoli, a lungo cappellano della sezione femminile del carcere del capoluogo umbro dove l’americana è stata detenuta per quasi quattro anni prima di essere assolta, ormai definitivamente, dall’accusa di avere partecipato all’omicidio di Meredith Kercher. Il religioso ha risposto così all’ANSA alla vigilia del ritorno in Italia della giovane per partecipare, sabato, al festival della Giustizia penale che si tiene a Modena.

Con Amanda siamo rimasti in contatto e da parte di entrambi c’è il desiderio di rivedersi – ha detto don Saulo – ma in questi giorni non sarà possibile a causa di impegni miei già presi. Quando accadrà sarà come trovare una persona che avevi incontrato malata e ora è guarita. Noi sacerdoti non siamo solo addetti alle tombe ma anche alla risurrezione, vicini a chi soffre e a chi è in pace”.

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