Carsulae 2.0 tra ricostruzioni tridimensionali e nuovi scavi

PRESENTATA L'APP CON LA QUALE IL TURISTA POTRÀ IMMERGERSI NEL SITO ARCHEOLOGICO

 
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Carsulae 2.0 tra ricostruzioni tridimensionali e nuovi scavi

TERNI Il sito archeologico di Carsulae si fa multimediale e strizza l’occhio ai turisti di ultima generazione. Questa mattina, a palazzo montani Leoni sede della Fondazione Carit sono state presentate le nuove tabelle per l’area archeologica di Carsulae con QR code per l’accesso diretto alla relativa app.

“L’utente potrà andare con il proprio smartphone o tablet vicino alla tabelle informative – afferma Gianluca Perissinotto della Euromedia, la società ternana che ha realizzato l’app – e avere all’istante tutti gli output a disposizione come le audioguide in italiano e inglese, le ricostruzioni virtuali con la possibilità di utilizzare strumenti immersivi per poter vivere appieno le ricostruzioni e avere a corredo tutte le informazioni per capire meglio cosa era Carsulae e come si viveva al suo interno”.

Si tratta di un importante intervento avviato dalla Fondazione Carit nel dicembre dello scorso anno e ora portato a compimento grazie anche alla collaborazione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria. Nel progetto rientra anche il video “Carsulae 69 d.C.” con ricostruzioni virtuali tridimensionali.

Nel corso della conferenza è stata illustrata la nuova campagna di scavi

“Dal 2012 siamo all’opera nell’area vicino all’Arco di San Damiano e soprattutto negli ultimi anni nel saggio D, in una zona molto importante dal punto di vista topografico – spiega l’archeologo Massimiliano Gasperini – perché abbiamo individuato una serie di strutture che sorgono ai margini di una grande rovina quindi sono importanti da indagare per capire le varie fasi di ricostruzione che ha subito Carsulae nel corso degli anni”.

La novità di questa stagione sarà l’inizio dei lavori in un’area indagata soltanto parzialmente nel 1953 da Umberto Ciotti e lasciata poi in abbandono…

“Riprenderemo le indagini di Ciotti – afferma l’archeologo Luca Donnini – e di cui già le ripuliture ci hanno consentito di individuare un paio di edifici di cui Ciotti non si era occupato a suo tempo ma sulla cui identificazione siamo certi che erano gli edifici principali dell’area forense perché sono in asse con il Foro. Oltre a questo prevediamo l’apertura di un piccolo saggio alle spalle degli edifici che si affacciano sul Foro in un’area che non è stata mai indagata per capire anche che tipo di frequentazione c’era in quella zona”.

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