Camorra, scacco ai cartelli: 71 arresti tra i clan di Napoli

Maxi blitz contro l’Alleanza di Secondigliano e i Mazzarella

NAPOLI, 3/03/2026 – Un’offensiva imponente, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ha colpito all’alba il cuore della criminalità organizzata partenopea. Carabinieri e Polizia hanno smantellato le strutture verticistiche dei due grandi blocchi che si contendono il controllo della metropoli: il cartello dei Mazzarella e l’Alleanza di Secondigliano. L’esecuzione di quattro ordinanze di custodia cautelare ha portato alla detenzione di 71 soggetti, gravemente indiziati di associazione di tipo mafioso e di una lunga scia di reati che spaziano dal traffico di stupefacenti al controllo militare dei quartieri. L’operazione rappresenta uno dei colpi più duri inferti negli ultimi anni alle gerarchie criminali cittadine.

Le attività investigative hanno permesso di tracciare una mappa aggiornata e dettagliata dei domini criminali. Al centro dell’inchiesta ci sono le storiche roccaforti di Forcella, della Duchesca e della Maddalena, zone dove la pressione dei clan non si è mai allentata. Il monitoraggio degli inquirenti si è spinto fino al rione Sanità, toccando aree nevralgiche come il Vasto, l’Arenaccia e il Borgo Sant’Antonio Abate, senza tralasciare le periferie di Poggioreale, il Rione Amicizia e San Giovanniello. Le prove raccolte hanno inchiodato i reggenti delle famiglie Contini e Savarese-Pirozzi, evidenziando come ogni centimetro di asfalto fosse sottoposto a una sorveglianza asfissiante.

L’indagine ha svelato la complessa macchina burocratica dietro il crimine: un sistema di gestione contabile meticoloso che serviva a garantire gli “stipendi” agli affiliati e il sostentamento delle famiglie dei detenuti. Questa welfare mafioso veniva alimentato dal racket ai danni dei commercianti e dalla gestione delle fiorenti piazze di spaccio. Oltre al denaro, è emersa una disponibilità di armi da fuoco allarmante, utilizzate sia per presidiare i rioni che per compiere spettacolari azioni di fuoco contro le fazioni rivali, dimostrando una capacità offensiva pronta a esplodere in ogni momento per difendere i confini invisibili del potere territoriale.

Uno dei capitoli più oscuri dell’inchiesta riguarda la ricostruzione di un delitto efferato. Gli inquirenti hanno individuato il presunto secondo esecutore materiale dell’omicidio di Emanuele Durante, ucciso il 15 marzo 2025 in un agguato di chiara matrice camorristica. Secondo la tesi accusatoria, la morte di Durante sarebbe stata la risposta brutale all’uccisione di Emanuele Tufano, avvenuta pochi mesi prima, il 24 ottobre 2024. Questi scontri tra i gruppi della Sanità e di Piazza Mercato non erano semplici liti, ma tentativi feroci di imporre un’egemonia assoluta attraverso l’eliminazione fisica degli avversari, trasformando le strade di Napoli in un campo di battaglia.

L’azione dello Stato non si è fermata alla privazione della libertà personale. Contestualmente agli arresti, sono stati eseguiti sequestri preventivi di vasta portata che hanno colpito il patrimonio economico dei clan. Conti correnti, immobili di pregio e attività commerciali, dislocate non solo in Campania ma su tutto il territorio nazionale, sono finiti sotto i sigilli delle autorità. Resta ferma, come sottolineato dagli stessi organi giudiziari, la garanzia della presunzione di innocenza per tutti i 71 indagati fino a un’eventuale condanna definitiva, con la possibilità per le difese di presentare ricorso contro le attuali misure cautelari nelle sedi opportune.

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