Bullismo omofobico, nelle scuole troppo spesso minimizzato, il report

 
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Bullismo omofobico, nelle scuole troppo spesso minimizzato, il report

Il 17 maggio di ogni anno ricorre la giornata internazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia (IDAHOBIT), una ricorrenza riconosciuta dall’Unione europea e dalle Nazioni Unite che si celebra in tutto il mondo dal 2004. Quest’anno, in piena emergenza coronavirus, questa importante giornata contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere si celebra in Umbria con la conclusione di un importante progetto di ricerca che ha coinvolto le scuole medie e superiori della regione e che ha avuto un particolare focus proprio sul bullismo omofobico e transfobico.

  • legge regionale contro l’omofobia e la transfobia

La ricerca, frutto di un accordo di collaborazione tra Regione Umbria, Università degli Studi di Perugia – Dipartimento FISSUF –, Ufficio Scolastico Regionale per l’Umbria, Ufficio del Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Umbria e l’associazione Omphalos LGBTI, rientra all’interno delle iniziative sviluppate nel quadro della legge regionale contro l’omofobia e la transfobia, approvata in Umbria nel 2017.

  • bullismo omofobico e sulla violenza di genere

Il report conclusivo dell’indagine sul bullismo omofobico e sulla violenza di genere nelle scuole di primo e secondo grado della Regione Umbria è stato consegnato pochi giorni fa dal gruppo di ricerca scientifico dell’Università degli Studi di Perugia, guidato dal Prof. Federico Batini. La sua presentazione pubblica, originariamente prevista proprio per la giornata del 17 maggio, è stata posticipata a data da destinarsi a causa dell’attuale emergenza sanitaria.

Tuttavia, i primi risultati che emergono dal report evidenziano uno scenario preoccupante sul versante del bullismo e più in particolare del bullismo omofobico.

Dalla ricerca emerge infatti che nelle scuole umbre il 20-26% degli studenti sono vittime frequenti di atti di prevaricazione: in media, in una classe di 20 studenti, 4-5 sono vittime frequenti di qualche atto di bullismo (dalle offese, prese in giro, ai pettegolezzi al cyberbullismo fino alle forme di molestia fisica e aggressioni), mentre il 60-70% degli studenti ha subìto qualche episodio di prevaricazione negli ultimi 12 mesi.

2 studenti su 10 vengono offesi

Sul bullismo omofobico la situazione emerge chiara: circa 2 studenti su 10 vengono offesi, presi in giro per il loro orientamento sessuale (reale o presunto) o per come esprimono la propria femminilità o mascolinità. Il problema tocca più i ragazzi, per cui 1 ragazzo su 10 non solo viene offeso ma anche molestato fisicamente o addirittura aggredito. Un ragazzo su 15 viene insultato/preso in giro assiduamente, 1 su 20 circa viene aggredito di frequente.

  • tra i commenti discriminatori, quelli omofobi sono i più frequenti

Dalla ricerca emerge anche che, tra i commenti discriminatori, quelli omofobi sono i più frequenti, seguiti dai commenti sessisti. Oltre il 30% degli studenti nelle classi III di primo grado e il 47% di quelli di classe V di secondo grado ha sentito commenti omofobi di frequente, mentre il 42,6% dei ragazzi di classe III e il 68,3% dei ragazzi di classe V ha utilizzato nell’ultima settimana appellativi omofobici verso un amico, circa il 20% verso qualcuno che si riteneva essere omosessuale e/o verso qualcuno non gradito.

«I primi dati che emergono dal report conclusivo di ricerca sono preoccupanti – commenta Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos LGBTI, l’associazione che in Umbria si batte da 30 anni per i diritti delle persone gay, lesbiche, bisessuali, trans* e intersex – nelle nostre scuole il bullismo omofobico è un problema che viene spesso minimizzato, ma questi dati ci dicono chiaramente che rappresenta invece uno dei problemi principali. Purtroppo sono dati che non ci sorprendono. La nostra associazione, che da anni conduce regolarmente interventi di prevenzione e informazione nelle classi, conosce bene la situazione di discriminazione e bullismo e da anni la denuncia a istituzioni e politica. È un problema che non riguarda solo ragazzi e ragazze omosessuali o transessuali, ma che colpisce trasversalmente: non importa se sei gay, lesbica o trans*, le offese arrivano a tutti coloro che non si conformano al modello di mascolinità o di femminilità socialmente accettata. A dispetto dell’educazione alle differenze e al rispetto che dovrebbe essere centrale nelle nostre scuole

  • hanno partecipato oltre 1300 studenti

Alla ricerca hanno partecipato oltre 1300 studenti e studentesse delle classi terze di primo grado e quinte di secondo grado. Delle 127 scuole presenti sul territorio circa il 20% ha aderito alla ricerca, mentre circa la metà ha esplicitamente rifiutato. Questo, nonostante i questionari siano stati ufficialmente scrutinati e approvati dal Comitato Bioetico dell’Università degli Studi di Perugia, dall’Ufficio regionale del Garante dell’Infanzia e dell’adolescenza e abbiano ricevuto il via libera da diversi organismi di consultazione dell’Ufficio Scolastico Regionale.

  • Bucaioni i dati ci preoccupano e ci allarmano

«Se leggiamo i risultati della ricerca con il metro della partecipazione delle scuole – continua il presidente di Omphalos LGBTI – i dati ci preoccupano e ci allarmano ancora di più. Le scuole che hanno aderito alla ricerca sono probabilmente già più sensibili al tema del bullismo omofobico ed è probabile che il clima sia in parte migliore. Più della metà delle scuole umbre ha invece rifiutato esplicitamente o non ha risposto alla partecipazione e questo ci allarma particolarmente. Inoltre, il percorso di questo progetto di ricerca scientifica è stato un vero percorso ad ostacoli, con continue intromissioni di una certa politica, fino ad arrivare a interrogazioni parlamentari volte a bloccare tutto. Fortunatamente il team di ricerca e il comitato scientifico, che ringraziamo per la dedizione e il lavoro svolto, hanno tirato dritto e hanno prodotto uno strumento che può aiutare la scuola a fare un salto di qualità e prevenire il disagio che molti giovani sperimentano nel loro percorso scolastico. Ora la palla passa in mano alle istituzioni e alla politica affinché, speriamo, inizino a ragionare seriamente ad un programma educativo per contrastare omofobia e transfobia nelle scuole. Almeno ora nessuno potrà più dire che omofobia e transfobia non esistono: ce lo dice la ricerca scientifica, ce lo dicono gli stessi studenti.»

Il report complessivo della ricerca, con tutti i dati in dettaglio, verrà presentato dal team di ricerca e dal comitato scientifico non appena la situazione legata all’emergenza sanitaria lo permetterà.

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