Assolto dopo 16 anni: scambiato per un boss della droga

Condannato a sua insaputa a 21 anni, era un caso di omonimia

Dopo sedici anni di attesa e un lungo incubo giudiziario, un cittadino nigeriano di 54 anni è stato assolto dal tribunale collegiale di Perugia perché “non ha commesso il fatto”. L’uomo era stato condannato a sua insaputa a 21 anni di reclusione come presunto capo di un’organizzazione nigeriana dedita al traffico internazionale di stupefacenti.

Secondo l’accusa formulata nel 2009, il cinquantaquattrenne avrebbe avuto un ruolo apicale in una rete di corrieri che trasportavano eroina e cocaina ingerendone quantità elevate, per poi distribuirle in varie città italiane, tra cui Perugia. L’indagine, condotta all’epoca dalla Squadra Mobile del capoluogo umbro, portò all’arresto di 30 persone. Tra queste, però, finì dietro le sbarre anche un uomo innocente, incastrato da un errore di identità.

Il malcapitato venne rintracciato in Grecia nel 2012 ed estradato in Italia, dove trascorse due mesi nel carcere di Rebibbia, a Roma. Fu in quella fase che il suo legale di fiducia ottenne una consulenza tecnica sulla voce intercettata nelle indagini, sostenendo che non corrispondesse a quella del suo assistito. Le verifiche della Polizia Scientifica confermarono la tesi: la voce captata non era la stessa.

Sulla base di tali risultanze, la procura chiese la revoca della misura cautelare e l’uomo, una volta liberato, si trasferì in Irlanda, convinto che la vicenda giudiziaria fosse chiusa. Ma nel 2021, quasi un decennio dopo, scoprì di essere stato condannato in contumacia a 21 anni di carcere, senza che né lui né il suo precedente avvocato avessero mai ricevuto alcuna notifica del processo.

A quel punto il nuovo difensore, l’avvocato Luca Sebastiani del foro di Bologna, presentò un’istanza di restituzione nel termine per poter impugnare la sentenza. La Corte d’appello accolse la richiesta, annullando il verdetto e disponendo la riapertura del processo da zero.

Il nuovo procedimento, celebrato davanti al tribunale collegiale di Perugia, si è concluso ieri con l’assoluzione piena dell’imputato, dopo sedici anni dalla chiusura delle indagini originarie. La procura, in linea con la difesa, ha riconosciuto l’errore e chiesto anch’essa il proscioglimento.

“È una vicenda che impone una profonda riflessione sul principio di non colpevolezza e sul valore del diritto di difesa, troppo spesso dimenticati”, ha commentato l’avvocato Sebastiani al termine dell’udienza.

Il caso evidenzia le criticità di un sistema giudiziario dove la lentezza e i vizi di procedura possono trasformarsi in drammatiche ingiustizie personali. Per sedici anni, un uomo è vissuto con l’ombra di un’accusa infamante e una condanna mai conosciuta, scaturita da una banale omonimia e da notifiche mai recapitate.

Con la sentenza di ieri, il tribunale ha messo fine a uno degli errori giudiziari più singolari e duraturi degli ultimi anni, restituendo all’uomo non solo la libertà, ma anche la dignità e il diritto di essere riconosciuto innocente.

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