Questo Governo s’ha da fare, parola di Sergio Mattarella, ipotesi preincarico

04/16/2018 Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, «irritato» per il flop dei partiti, li aspetterà ancora qualche giorno, poi a metà di questa settimana darà un incarico. A chi lo darà dipenderà molto dagli ultimi sviluppi. E stando alle frecciate di Vinitaly ci pare poco probabile che si ci diriga verso una operazione di riaggancio delle trattative tra Centrodestra e M5S, in ogni caso, bisognerà attendere la ripresa di questa settimana per poter definire qualche cosa di più certo. Mattarella potrebbe avere i mente diversi nomi: Salvini, Casellati o Fico, anche se sullo resta il governissimo, perché tra le poche certezze c’è che il Quirinale non vuole tornare al voto. Né ora, né in autunno.

Eppure Mattarella aveva avuto segnali positivi, gli avevano dato l’intesa per fatta. Invece niente, siamo ancora ai veti e alla richiesta di tempo. Il capo dello Stato però tempo non lo dà più, non ha intenzione di aspettare le elezioni in Molise e Friuli o l’assemblea del Pd. «C’è l’urgenza», spiega, di mettere in piedi «una maggioranza e un governo della pienezza dei suoi poteri». E indica le «emergenze» da risolvere, quasi fosse un vero programma in quattro punti: «Le attese dei nostri concittadini, i contrasti nel commercio internazionale, le scadenze importanti e imminenti nella Unione europea, l’acuirsi di tensioni internazionali in aree non lontane».

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Da qui l’ultimatum alle forze politiche: o si svegliano entro mercoledì, o lui prenderà «un’iniziativa». E a questo punto si aprono due possibilità, attualmente ciascuna al cinquanta per cento. Il primo scenario prevede, magari sotto gli effetti e gli effluvi del Vinitaly, qualche piccolo passo avanti nel negoziato e porterebbe a un preincarico politico.

Attenzione, preincarico, non mandato pieno. Il prescelto si troverebbe nella stessa situazione di Bersani cinque anni fa: incontra, vede, parla, consulta, ci prova e ci riprova, ma se fallisce si deve fare da parte e a Palazzo Chigi resta Paolo Gentiloni.

La scelta di Mattarella dovrebbe cadere su Matteo Salvini in quanto capo della coalizione parlamentare numericamente più robusta. Al momento non ci sono subordinate, tipo Giorgetti: giovedì i tre leader del centrodestra hanno indicato «unitariamente» il capo delle Lega come loro candidato unico.

Salvini potrebbe rifiutare per paura di bruciarsi, oppure accettare ma non riuscire. In tal caso toccherebbe a Di Maio sottoporsi alla stessa trafila. Chiaramente questa prospettiva presuppone che i partiti abbiamo fatto progressi, che ci sia materia per lavorare per l’intesa giallo-verde-azzurro-nera.

E’ stallo…

Il secondo scenario si apre se lo stallo continua. L’esploratore istituzionale sente i partiti, raccoglie informazioni e torna al Colle a riferire sullo stato dell’arte. Un supplemento d’indagine, un modo per alleggerire il clima e affrontare il problema da un’altra angolazione. Si può andare avanti così qualche settimana, ma non in eterno: Def, Ue, Siria, il mondo fuori non aspetta. E al capo dello Stato non resterebbe altro che organizzare un classico dei tempi bui, un governo del presidente della durata di almeno un anno per affrontare i quattro punti che lui stesso ha già messo in agenda. «Fantasie», dicono sul Colle. Si vedrà. (ilgiornale.it)

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